Ciclismo, oro e record strepitosi dell'Italia nell'inseguimento a squadre

Grazie a un'altra sensazionale rimonta e nuovo record del mondo, il treno azzurro batte la Danimarca riportando l'Italia sul primo gradino del podio Olimpico a 61 anni dal successo di Roma 1960.

Foto di 2021 Getty Images

Un miracolo a due ruote. Non c'è altro termine per battezzare la nuova impresa del quartetto azzurro (Lamon/Consonni/Milan/Ganna), che nella finalissima dell'inseguimento a squadre maschile schianta la Danimarca – Campione del mondo in carica – col nuovo record del mondo, 3:42.032 (alla media di 64.856 km/h) e un ultimo chilometro surreale, come missili. Primo trionfo italiano nella specialità a distanza di 61 anni, dalla vittoria dei predecessori Orienti-Testa-Vallotto-Vigna a Roma 1960: è il 24mo oro nella pista, un tempo terra di conquista per l'Italia ma negli anni scivolata nel buio, visto che una medaglia Olimpica mancava dal 1968, un'eternità.

Anche la finale è stata simile alla già mirabolante semifinale di ieri contro i neozelandesi, con gli italiani a inseguire anche di 0.8s a pochi giri dal termine, gap colmato da un mostruoso Pippo Ganna, che, come allora ha messo il turbo, ricucendo il solco e piazzando le ruote davanti ai fortissimi danesi. Che si sentivano già vincitori e che si devono invece accontentare, si fa per dire, del crono di 3:42:198, nettamente più veloce di quello di ieri degli azzurri con cui hanno sbriciolato il vecchio record del mondo.

Fenomenale a dir poco il cammino del quartetto azzurro a Tokyo 2020: da principio, la prima insperata rimonta con la Nuova Zelanda grazie a un devastante Filippo Ganna, che fa l'ultimo cambio con i neozelandesi a mezzo secondo di vantaggio – vantaggio che l'azzurro divora nell'ultimo km, pedalata dopo pedalata, catapultando gli azzurri in una finale col distacco dei neozelandesi di appena 90 centesimi: cardiopalma.

Le caratteristiche nei nostri ragazzi non ci permettono di partire forte, così siamo sempre obbligati a giocarci tutto nel finale. Sarà così anche stavolta

Queste le parole del c.t dell'Italia Marco Villa dopo la semifinale, buon profeta della finale di oggi, avvertendo che con la Danimarca – che ieri aveva vinto in modo rocambolesco aveva vinto contro la GB con un tamponamento e caduta nel finale – ci sarebbe voluto un altro record per vincere (e un'altra super rimonta). Detto fatto, la legge di Ganna regala il trionfo, meritatissimo agli azzurri, migliorati tantissimo dal 6° posto di Rio 2016, dove schieravano lo stesso quartetto tranne Milan (allora c'era Scartezzini).

Con l'oro del quartetto azzurro, l'Italia taglia il traguardo delle 30 medaglie Olimpiche, superando il bottino di Rio 2016 (28 podi) e può ancora battere il record delle 36 vinte a Roma 1960 o le 35 di Atalanta 1996.

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