Nel marzo 2021 Gabriyesos è stato il primo atleta rifugiato ad ottenere il minimo per la qualificazione ai Giochi di Tokyo. Ora si sta allenando duramente per dimostrare che tutto è possibile.
Tachlowini Gabriyesos ha lasciato l'Eritrea a soli 12 anni, ma l'amore per la corsa e per l'atletica sono stati sempre con lui.
Per il promettente maratoneta, attraversare grandi distanze non è una novità. Il viaggio straordinario di Gabriyesos lo ha portato dalla nativa Eritrea verso nord, attraverso il Sudan e l’Egitto, dove ha percorso a piedi il deserto per raggiungere Israele.
Ora vive a Tel Aviv, la capitale israeliana, dove si allena nella squadra Emek Hefer, con il sostegno della borsa di studio per rifugiati CIO..
A 23 anni è uno dei prospetti più interessanti che può ottenere un posto nella Squadra Olimpica Rifugiati CIO per partecipare alle Olimpiadi di Tokyo 2020 questa estate.
Gabriyesos è un corridore di medie e lunghe distanze; ha corso i 3000m, i 5000m, i 10.000m, la mezza maratona e la maratona tra il 2020 e il 2021, progredendo nelle lunghe distanza grazie al suo duro lavoro.
Come atleta rifugiato ha incontrato molti ostacoli lungo tutto il suo percorso; tuttavia, la sua resistenza fisica, la sua forza mentale e la sua positività gli hanno consentito di diventare un atleta eccezionale.
Gabriyesos è uno dei 37 atleti rifugiati che si contendono un posto nella Squadra Olimpica Rifugiati per Tokyo 2020. La squadra ufficiale sarà annunciata a giugno 2021.
Scelto come uno dei 6 atleti della squadra degli Atleti Rifugiati ai Campionati Mondiali di atletica leggera di Doha 2019, Gabriyesos ha subito un grave contrattempo ancor prima di arrivare.
Durante lo scalo aereo ad Istanbul, a causa di un problema per il visto, è rimasto bloccato all’aeroporto turco per 27 ore. È stato decisamente un brutto colpo per la preparazione di un atleta di elite in procinto di sfidare i migliori al mondo.
Infatti, nonostante a giugno 2019 Gabriyesos avesse stabilito un nuovo record personale sui 5000m (14:15:05), a causa del caldo di Doha è riuscito ad ottenere un tempo di soli 14.28.11
In ogni caso, ha comunque trovato gli aspetti positivi dell’esperienza e ha riferito al World Athletics:
“La competizione è stata dura ma sarò più forte la prossima volta. So di non essere al top ma ora so cosa significa competere contro chi è ai massimi livelli.”
Nell’ottobre 2020 avrebbe dovuto rappresentare il team degli Atleti Rifugiati nei Campionati del Mondo a Gdynia, Polonia, ma, ancora una volta, i problemi con il visto gli hanno impedito di viaggiare.
Per un atleta rifugiato, gli ostacoli fuori dalla pista possono essere maggiori della sfida con gli avversari in pista. A volte solo arrivare alle gare o essere autorizzati a competere è già una vittoria.
“La rinuncia non fa per me” - Tachlowini Gabriyesos
La sua forza nell’affrontare tutti questi ostacoli e continuare ad allenarsi duramente ha reso Gabriyesos il grande atleta che è oggi. Solo due mesi dopo la delusione in Polonia, infatti, ha corso la mezza maratona nel miglior tempo della sua carriera (1:02:21)
Tre mesi dopo, il 14 Marzo 2021, ha corso la maratona all’Hula Lake Park in Israele in 2.10.55, diventando il primo atleta rifugiato a correre in un tempo che gli consente di ottenere la qualificazione alle Olimpiadi.
Ed è stata solo la sua seconda maratona ufficiale in carriera!
Con tutto ciò che è successo nell’ultimo anno e mezzo, così imprevedibile, con i problemi per il visto e con tutte le interruzioni e restrizioni per la pandemia, Tachlowini Gabriyesos è anche riuscito a diventare più veloce.
"Penso di essere più in forma dell'anno scorso", ha detto al World Athletics nel maggio 2021, "ma fisicamente e mentalmente è stato difficile allenarsi con le restrizioni della pandemia".
I Giochi di Tokyo sono stati per lui un chiaro obiettivo a cui puntare.
"Le Olimpiadi sono il mio sogno come atleta professionista e sarebbe un grande onore far parte della Squadra Olimpica Rifugiati”
"Voglio mostrare agli altri che tutto è possibile e che non dovrebbero arrendersi mai".