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Sport Olimpici: tutto sullo slittino con Armin Zöggeler

Fino all'inizio di Beijing 2022, Olympics.com svelerà i segreti di ciascuna delle 15 discipline dei Giochi Invernali, attraverso interviste esclusive con leggende che le hanno rese immortali. Armin Zöggeler, 6 medaglie consecutive in altrettante edizioni dei Giochi, ci racconta lo slittino.

7 min Di Michele Weiss
Armin Zoeggeler sul podio dopo il successo a Torino 2006
(Foto di 2006 Getty Images)

Ancora oggi nel mondo degli sport bianchi Armin Zöggeler è sinonimo di adrenalina e vittorie. Nessun slittinista ha più trionfi nel singolo in Coppa del mondo (57 con 31 secondi posti e 27 terzi), che gli hanno valso ben 10 sfere di cristallo, record condiviso con l’austriaco Markus Prock.

Soprannominato “il cannibale” per la freddezza e la fame di vittorie, Zöggeler ha trovato nelle Olimpiadi Invernali il suo “regno di ghiaccio”, partecipando a sei edizioni consecutive – da Lilehammer 1994 a Sochi 2014 – e staccando un altro record incredibile, quello di essere l’unico atleta consecutivamente a medaglia nella stessa disciplina in sei Giochi. Chi meglio di lui può spiegarci i segreti e la passione per uno sport sinonimo di velocità, potenza e tecnica?

Olympic Channel: Ciao Armin, pratichi ancora lo slittino da quando ti sei ritirato?

Armin Zöggeler: No, ma lo slittino è rimasto al centro della mia attività visto che sono il direttore tecnico della squadra italiana, un team giovane ma con ottimi elementi come i due cugini Fischnaller: Dominik quest’anno è salito sul podio agli Europei, mentre Kevin ha vinto il Campionato del mondo sprint. Io coordino il team e insieme agli allenatori che seguono la squadra prendiamo tutte le decisioni.

OC: Come ti sei innamorato dello slittino e cosa ti ha spinto a diventare un professionista?

AZ: Sognavo di fare una cosa speciale fin da piccolo. Ho iniziato con la slitta a 6 anni, ci andavo a scuola con gli amici. Poi sono entrato in un club partecipando a piccole gare su ghiaccio naturale, e a 14 anni ho potuto provare la pista artificiale. Era il 1988 e ho fatto il primo raduno coi miei futuri compagni: è andata bene e ho cominciato a fare sul serio.

OC: C'è un atleta dello slittino che ti ha ispirato?

AZ: I miei colleghi di nazionale più anziani come Paul Hildgartner e stranieri come il tedesco Georg Hackl e l’austriaco Markus Prockl, tutti eccellenti atleti. E il fatto che avessero già vinto medaglie ai Giochi mi affascinava un sacco.

OC: Puoi descrivere le caratteristiche dello slittino in poche parole?

AZ: Sono letteralmente cresciuto sullo slittino, per cui mi è sembrato sempre tutto naturale, a cominciare dalla velocità. E poi quando sono passato alla pista artificiale, andavo pazzo per l’adrenalina e il controllo: devi domare ogni centimetro del tuo slittino.

Lo slittino in 1 minuto

  • Le basi: gli atleti corrono contro il tempo scivolando a velocità anche di 140 km/h lungo una pista artificiale sdraiati a bordo di uno slittino di legno e metallo. Lo sport è un mix di tecnica, potenza e concentrazione.
  • Storia Olimpica: lo slittino è entrato nel programma Olimpico a Innsbruck 1964 con gli eventi del singolo maschile/femminile e del doppio. Nel 2014 è stata aggiunta la staffetta mista a squadre.
  • Medaglie Olimpiche per nazioni: Germania sugli scudi con 42 medaglie – escludendo le 29 medaglie della Germania Est e le 10 della Germania Ovest vinte tra il 1968 e il 1988. Seguono Austria (22) e Italia (17).
  • Atleti con più medaglie Olimpiche: tra gli uomini, Armin Zöggeler ITA (6) e Georg Hackl GER (5). Tra le donne, Natalie Geisenberger GER (5), atleta che a Beijing 2022 può eguagliare l’italiano.

OC: Quali sono le caratteristiche dello slittino che ti stanno più a cuore?

AZ: Il controllo e la capacità di concentrazione, devi essere un tutt’uno col tuo mezzo. Quindi la “testa” è importante. Ma non si può fare nulla senza un adeguato potenziamento atletico, per questo si passa l’estate in palestra a migliorare l’equilibrio e la postura, lavorando sui muscoli di tutto il corpo, collo e braccia in particolare per curare la spinta, che è fondamentale.

OC: Venendo alle Olimpiadi, qual è il momento più importante vissuto nei tuoi 6 Giochi?

AZ: Le mie prime Olimpiadi a Lilehammer 1994: il sogno era partecipare ai Giochi e quando ci sono riuscito è stata un’emozione fantastica, coronata dalla prima medaglia, un bronzo. Da lì la mia carriera è cambiata.

OC: I tre ricordi migliori della tua carriera?

AZ: A Lilehammer 1994 e il primo oro a Salt Lake City 2002, battendo mostri sacri come Hackl e Prockl: la mia consacrazione. Ma il top è stato rivincere 4 anni dopo a Torino 2006, in casa: tra l’altro il primo oro per l’Italia a quei Giochi, un’emozione che resterà per sempre.

Armin Zoeggeler portabandiera nella Cerimonia di Apertura dei Giochi Invernali di Sochi 2014
Armin Zoeggeler portabandiera nella Cerimonia di Apertura dei Giochi Invernali di Sochi 2014 (2014 Getty Images)

OC: L’Italia ha una grande tradizione nello slittino, come lo spieghi?

AZ: In Italia lo slittino è condizionato dalla penuria di impianti. All’ovest non c’è mai stata una pista artificiale fino a Torino 2006, sfortunatamente dismessa pochi anni fa. In Alto Adige, la mia regione, c’è una tradizione che avvicina i bambini alla slitta e poi un’eccellente organizzazione che porta i migliori ad allenarsi sul ghiaccio artificiale dai 14 anni: è un’ottima scuola nonostante strutture poco adeguate.

OC: Cosa possiamo aspettarci nello slittino a Beijing 2022?

AZ: Sarà una gara intrigante su una pista tutta da scoprire. I nomi da battere? Il tedesco Felix Loch, Semyon Pavlyuchenko e Roman Repilov (ROC), e i fratelli austriaci Nico e David Gleirscher (campione Olimpico in carica), e infine l’americano Chris Madzer. Sono fiducioso che l’Italia conquisterà almeno due medaglie. E poi c’è l’evento di squadra mista, molto affascinante.

OC: Al di là della competizione, c'è un'esperienza personale legata ai Giochi che ricorderai sempre?

AZ: Ci sono tanti momenti belli nella mia carriera, durata vent’anni sempre a livelli alti, una cosa incredibile. A parte le medaglie, aver concluso l’esperienza Olimpica come portabandiera a Sochi 2014 è stato fantastico, non avrei potuto chiudere di più.

OC: Cosa rende unico lo spirito Olimpico?

AZ: I Giochi non sono solo le medaglie. Nel cuore mi rimarrà l’orgoglio di rappresentare il mio Paese all’evento sportivo più importante del mondo. Già quando indossi la divisa Olimpica e sali sul volo che ti porta ai Giochi senti di essere diverso e di far parte di una grande famiglia. E poi l’ambiente è unico, il tifo dei fan è bellissimo, insomma è magico.

Armin Zoeggeler in prova alle Olimpiadi Invernali di Vancouver 2010
Armin Zoeggeler in prova alle Olimpiadi Invernali di Vancouver 2010 (2010 Getty Images)

OC: Quando gareggiavi eri soprannominato “il cannibale” per la ferocia agonistica, avevi un segreto?

AZ: Nessuno se non la capacità di concentrarmi e caricarmi al 100%. Quando toccava a me il mondo cessava di esistere: non c’erano più allenatori, tifosi e giornalisti ma solo io, lo slittino e la pista.

OC: Quando non ti occupi di slittino, hai degli hobby?

AZ: Certo, anche a me piace staccare! Abitando in montagna, mi tengo in forma con la MTB, e poi vado a caccia col mio cane. Ma la mia grande passione sono i cavalli. Con mia moglie abbiamo un allevamento di avelignesi, una cosa che mi ha tramandato mio papà. Veder nascere i puledri mi dà tanta gioia e soddisfazione.

OC: In famiglia avete tramandato anche la passione per lo slittino: tua figlia Nina è una giovane speranza, la vedremo a Beijing 2022?

AZ: Deve riuscire a qualificarsi. È ancora giovane e con lei mi comporto come con tutti gli altri atleti della squadra. Lei sa che a casa sono il papà ma in pista resto il capo della squadra, e deve rispettare i ruoli. Spero faccia una bella carriera.

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