Sport Olimpici: tutto sul salto con gli sci con Masahiko Harada

Fino all'inizio di Beijing 2022, Olympics.com svelerà i segreti di ciascuna delle 15 discipline dei Giochi Invernali, attraverso interviste esclusive con le leggende che le hanno rese immortali. Masahiko Harada ci racconta il salto con gli sci: dai momenti difficili alla conquista della gloria sulla neve di casa, a Nagano 1998.

di Yukifumi TANAKA
Foto di Frank Peters/Bongarts/Getty Images

Il salto con gli sci è una delle discipline più spettacolari dei Giochi Olimpici Invernali. L’immagine dei saltatori che si stagliano nell'aria per distanze incredibili, con sullo sfondo i cinque cerchi Olimpici, è una delle più iconiche nella festa degli sport invernali, indipendentemente dall’edizione.

Quando si tratta di sapere di più su questa disciplina e cosa significa partecipare ai Giochi, nessuno meglio di Masahiko Harada, cinque volte campione Olimpico, può aiutarci a farci un’idea.

L’ex saltatore giapponese non si stanca di ripeterlo: il momento e la sensazione di saltare nell'aria sono “indescrivibili”.

Dopo la frustrazione e le molte critiche ricevute per aver mancato l’oro a Lillehammer 1994, Harada è ritornato sulla scena Olimpica proprio nel suo paese natale, ai Giochi di Nagano 1998, e si è sbarazzato in maniera spettacolare di quei quattro anni complicati, godendo dell’affetto dei propri sostenitori e di quell'atmosfera. Il saltatore è salito sul gradino più alto del podio con un’emozione, anch’essa, “indescrivibile”.

In questa intervista, leggermente riadattata per una maggiore chiarezza e brevità, ci racconta della sua vita una volta appesi al chiodo gli sci e di come non veda l’ora che inizino i Giochi di Beijing 2022.

HARADA Masahiko, Nagano1998  
Foto di Frank Peters/Bongarts/Getty Images

Olympics.com (OC): Com'è nato l'amore per il salto con gli sci? Cosa ti ha spinto a diventare un atleta professionista?

Harada Masahiko (HM): Nel piccolo paese dove sono nato e cresciuto, ho iniziato a sciare all'età di 10 anni. Poi, nell’impianto sciistico della zona, quando ho visto volare dalla rampa di salto gli sciatori, ho avuto subito la cuisiosità di sapere come mi sarei sentito se avessi fatto anch’io quei voli. E così è stato. Quando ho fatto il primo volo, mi sono davvero spaventato (ride). Ricordo che riuscii a malapena a decollare, ma anche che mi fece sentire molto bene.

Dopo aver saltato diverse volte, ho cominciato a sentire una sensazione difficile da esprimere a parole. Volevo provarla in continuazione e volare ancora più in alto. Sono state queste sensazioni a ispirarmi e a farmi capire che volevo dedicarmi al salto con gli sci.

Per me, il salto con gli sci era semplicemente una cosa divertente. Ho solo provato ad aumentare la distanza per volare più lontano. Mi sono reso conto che più la distanza aumentava e più non riuscivo smettere di godermi la sensazione di planare nel cielo. Man mano che arrivavano i trionfi alle competizioni nazionali aumentava la consapevolezza della possibilità delle Olimpiadi. Allora, credo appena compiuti i 20 anni, decisi di partecipare ai Giochi Olimpici, e il mio sogno è diventato realtà.

OC: Dopo il ritiro hai continuato a saltare? Com’è cambiata la tua vita da quando hai lasciato lo sport professionistico?

HM: Sono stato attivo fino a Torino 2006. Poi, ho ricevuto una proposta dalla società a cui appartenevo, per allenare i futuri saltatori. Sono passati più di 10 anni da quando sono stato designato.

Sono con la squadra tutti i giorni. Di mattina vado sulla rampa di salto, faccio video e supporto gli atleti nel loro allenamento. Nel pomeriggio mi alleno e faccio potenziamento in palestra, con i colleghi. Diciamo che faccio ancora quasi la stessa vita di quando ero attivo.

OC: C'è qualche atleta in particolare che ti ha ispirato, che consideri LA leggenda del tuo sport?

HM: Tutti coloro che hanno partecipato alle Olimpiadi. Indipendentemente dallo sport, ogni atleta che è riuscito a "rimanere in piedi" sulla scena Olimpica, superando i momenti difficili. Nutro rispetto per tutti gli Olimpionici, a prescindere dalle medaglie.

OC: Se dovessi spiegare a qualcuno il salto con gli sci in poche parole, cosa diresti?

HM: Direi che è “come volare nel cielo”. Suppongo che ci siano pochissime persone al mondo che hanno provato il salto con gli sci, quindi mi sento orgoglioso di essere uno di loro. È uno sport unico, lo amo.

HARADA Masahiko nella finale di salto con gli sci individuale maschile - K120, Albertville 1992
Foto di © 1992 / International Olympic Committee (IOC) - All rights reserved

Il salto con gli sci in un minuto

Le basi: la classifica finale è data dalla somma dei punti ottenuti in due salti. Il punteggio in ognuno dei due round dipende dalla distanza e dallo stile del salto. Di recente sono rientrate nella valutazione del punteggio anche le condizioni del vento e l'altezza dei cancelli di partenza, in modo da ottenere dei coefficienti uguali per tutti, indipendentemente dalle condizioni ambientali (Wind/Gate compensation system).

Storia Olimpica: il salto con gli sci è nel programma dei Giochi Olimpici Invernali sin dai primi Giochi di Chamonix 1924. La competizione a squadre maschile e il trampolino normale femminile sono state inserite rispettivamente a Calgary 1988 e Sochi 2014. A Beijing 2022 debutterà un nuovo evento, il Mixed Team, la prova a squadre mista.

Medaglie Olimpiche e nazioni: la Norvegia, il paese dove è nato questo sport, è anche quello più decorato, con 35 medaglie di cui 11 d'oro. Seguono altre nazioni europee: Austria (6 ori, 25 in totale) e Finlandia (10 ori, 22 metalli in totale).

Atleti con più medaglie Olimpiche: il finlandese Matti Nykanen è il saltatore con il migliore palmarès Olimpico: 5 medaglie, 4 ori e 1 argento. Lo svizzero Simon Aamman ha invece all’attivo 4 ori. L'ultima campionessa Olimpica è la norvegese Maren Lundby. Infine, la giapponese Sara Takanashi, medaglia di bronzo a PyeongChang, ha collezionato 60 vittorie nel Campionato del mondo, un record assoluto, tanto maschile che femminile.

OC: Qual è la cosa che più ti piace del salto con gli sci e quale quella più difficile?

HM: Sicuramente, quando vuoi aumentare la distanza. So che non posso volare all'infinito come un uccello, ma posso mettere alla prova i limiti dell’essere umano. A quel punto vengono fuori i risultati. Nel trampolino lungo maschile puoi raggiungere quasi 140 metri, ti senti davvero bene. Questa sensazione è così speciale che solo le persone che volano possono capire. Mi viene chiesto spesso: "Come ti senti quando voli?" E io non riesco a descriverlo bene.

Tuttavia, il salto con gli sci non dipende solo dalle tue capacità. Puoi staccare bene come sempre, ma il salto è spesso influenzato dalla natura, da improvvisi cambiamenti della direzione del vento. Se ti trovi controvento, la distanza si riduce. I fattori esterni, per un saltatore, sono molto frustranti. È molto difficile quando non si ottengono risultati in linea con le proprie capacità, nonostante salti bene e nonostante la giusta preparazione.

HARADA Masahiko dopo aver perso l'oro a squadre a Lillehammer 1994
Foto di Shaun Botterill/ALLSPORT/GettyImages

OC: Quali sono le abilità principali che deve avere un atleta per avere successo nel salto con gli sci?

HM: In un certo senso è necessario essere sciocchi (ride). Voglio dire, il salto con gli sci è qualcosa di profondo. Pensare troppo non va bene. Anche se pensi di aver eseguito un buon salto, a volte potrebbe non bastare per ragioni che vanno oltre il tuo controllo. È molto difficile e stressante comprendere e accettare ogni elemento di questo sport. Pertanto, penso che sia importante prendere atto che il salto con gli sci è questo tipo di sport e essere in grado di tracciare una linea. Se non riesci a fare queste due cose, credo che avere successo in questo sport diventa complicato.

OC: Quali sono stati i tre momenti più belli della tua carriera?

HM: Ovviamente Nagano 1998. È stato un vero miracolo poter partecipare alle Olimpiadi nel mio paese ed essere ancora attivo in quel momento. Poi, essere tra i favoriti mi rendeva felicissimo. E alla fine ho vinto l'oro tra i miei amici, questo è un altro miracolo. Sono troppe le cose da menzionare, davvero.

I 4 anni successivi a Lillehammer 1994 sono stati un tempo prezioso in cui sono cresciuto come persona. Più andavo avanti con la mia carriera di atleta, più sentivo la pressione e la paura. Nel mio caso ci sono stati troppi momenti difficili (ride) però, grazie a essi, riconosco di essere cresciuto sia umanamente che come atleta, perchè per superarli ho dovuto affinare la mia visione, cosa che alla fine mi ha portato all'oro di Nagano.

Anche Albertville 1992 è stato memorabile perché è stata la mia prima Olimpiade, non avevo nessuna pressione. C’erano cinque cerchi ovunque: in città, nel villaggio olimpico...per me era incredibile trovare loghi Olimpici perfino nei piatti dove mangiavo! Ancora ricordo quanto mi sono divertito in quei Giochi.

HARADA Masahiko con il pubblico a Nagano 1998
Foto di Ruediger Fessel/Bongarts/Getty Images

OC: Cosa ha significato per te qualificarti e partecipare alle Olimpiadi?

HM: Essere un atleta Olimpico era il mio obiettivo. Ed è stata una cosa che è andata cambiando gradualmente: all'inizio volevo solo partecipare, poi ho iniziato a concentrarmi sui risultati e, infine, sulle medaglie. Se adesso mi guardo indietro, ho ottenuto molto altro che le medaglie dai Giochi. Credo che il valore delle Olimpiadi consista in questa cosa che c'è molto di più che i risultati, nei Giochi. Non so esprimerlo bene a parole. Le Olimpiadi mi hanno dato tutto, per fortuna: credo di essere cresciuto grazie e con i Giochi Olimpici.

Il Giappone, primo classificato nella gara a squadre maschile a Nagano1998
Foto di © 1998 / Kishimoto/IOC - All rights reserved

OC: Cosa ti aspetti da Beijing 2022? Chi sono i candidati alle medaglie nel salto con gli sci?

HM: Beijing 2022 sarà la prima gara internazionale di salto con gli sci in Cina. Non ci saranno Coppe del mondo, né ci saranno tornei di preparazione alle Olimpiadi, a causa del Covid. Non vedo l'ora di vedere come i cinesi guarderanno il salto con gli sci, nell'”inesplorata” Pechino. Spero che, tanto i cinesi, come il pubblico di tutto il mondo, si facciano entusiasmare da questo sport.

Mi auguro anche che i giapponesi vincano l’oro nella gara a squadre. Sono passati più di 20 anni da Nagano, quindi voglio vedere Kobayashi Ryoyu e Sato Yukiya tra gli uomini, e Takanashi Sara e Ito Yuki per le donne, fare la storia e sorridere sul podio di Beijing 2022. Inoltre, non vedo davvero l'ora di assistere a una lotta serrata tra la squadra giapponese e le potenze europee come Austria, Germania e Polonia.

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