Sofia Goggia: “Il mio sci “audace” è come una sonata di pianoforte"

Metafore artistiche, slogan originali, ascolto interiore. La campionessa Olimpica di discesa, per ambire al top fa ricorso anche alle discipline umanistiche. Ma l’obiettivo è sempre quello, rivincere il più possibile in Coppa nella sua disciplina prediletta, la discesa, ed essere la seconda discesista in assoluto, dopo Katja Seizinger (GER), a rivincere i Giochi Olimpici Invernali di seguito. Ecco il "mondo di Sofia" in esclusiva per Olympics.com.

di Michele Weiss
Foto di 2021 Getty Images

Venerdì 3 dicembre, a Lake Louise, Canada, parte finalmente la Coppa del Mondo FIS anche per le velociste del Circo Bianco. E Sofia Goggia, dopo aver vinto la coppetta di specialità, è la donna da battere. E probabilmente lo sarà anche alle imminenti Olimpiadi Invernali di Beijing 2022.

La nativa di Bergamo ormai ha a tiro la mitica Isolde Kostner, la discesista italiana più forte all time in Coppa del Mondo (51 podi e 15 vittorie): Sofia, la scorsa stagione, è salita a 32 con 11 vittorie totali.

Oggi, a 29 anni è una sciatrice più completa e più serena di prima. Questo anche perché l’anno scorso ha sbaragliato le avversarie vincendo quattro discese (e finendo seconda nella quinta) prima di farsi a male sull'“amata-odiata” pista di Garmisch – aggiudicandosi per la seconda volta in carriera la Coppa del Mondo della disciplina.

Sofia ha capito che, se sta bene, parte con qualche prezioso centesimo di vantaggio sulle avversarie grazie a questa sua innata capacità di rischiare. Sa ad esempio, che la compagna di squadra Marta Bassino tecnicamente è più forte di lei, mentre l'altra collega azzurra, Federica Brignone, è una sciatrice più completa.

Ma lei ha “un coraggio e un'audacia” unici. La Goggia è un'atleta che riesce a staccare il piede dall’acceleratore sempre dopo le altre, cosa che le ha anche procurato non pochi problemi a livello di infortuni.

Sofia ricomincia dopo un’estate serena, con tanto lavoro in palestra e soprattutto sugli sci, e con in testa il grande obiettivo: rivincere l’oro in discesa a Beijing 2022. Ma prima c’è da inseguire qualche altra vittoria sulle piste più prestigiose europee, come Cortina – la sua preferita – oppure Crans-Montana, che l’ha vista trionfare 3 volte in carriera.

O chiudere finalmente i conti con la mitica “Kandahar” di Garmisch, dove si è infortunata l’ultima volta e che sarà tra l’altro, l’ultima tappa prima dei Giochi di Pechino, a fine gennaio.

Olympics.com l'ha intervistata in esclusiva, con molte risposte sorprendenti e interessanti, un po' come il suo carattere.

Serve una squadra forte per arrivare al top

Olympics.com: ciao Sofia, con Marta Bassino e Federica Brignone siete la squadra italiana femminile più forte della storia. Come la vivete?

Sofia Goggia (SG): Devo dire che se sono una sciatrice vincente oggi è grazie anche a loro. Ed è vero, siamo una squadra veramente forte anche se tre individualità totalmente diverse, però ci trainiamo a vicenda. Io e Marta abbiamo 4 anni di differenza (Bassino è più giovane, ndr), ma nel 2016 ci siamo affacciati nella Coppa del Mondo insieme, infatti avevamo anche lo stesso skiman che ci sistemava gli sci nonostante avessimo materiali diversi. Quindi abbiamo un legame speciale. Federica invece ormai era già quasi una veterana perché aveva già fatto parecchie stagioni, un esempio.

Goggia, Brignone e Shiffrin sul podio

O: Anche Brignone ti ha aiutato?

SG: Le ringrazio entrambe e in particolare Federica… per avermi dato così tanto tra cui uno stimolo a tirar fuori quel qualcosa di più che mi ha resa, in parte, la Sofia Goggia di oggi.

O: Di recente, in proposito hai detto che ‘tu sei come una 'chitarra elettrica' mentre la Bassino come un 'violino’: troviamo uno strumento anche per l’altra tua compagna, Federica Brignone?

SG: Federica penso che potrebbe essere un flauto perché lei scia con una determinata continuità e nel flauto le note sono separate ma anche tutte molto unite e armoniose.

O: Una domanda più tecnica: una qualità che ruberesti a entrambe?

SG: Allora a Marta ruberei la centralità perché riesce sempre a stare sugli con un baricentro perfetto. A Federica ruberei invece la sensibilità dei piedi: penso che nessun altro ce l'abbia come lei.

"Coraggiosa e audace"

OC: Col nuovo format della Coppa, più favorevole alle velociste, un pensierino alla classifica generale lo stai facendo?

SG: Solo un pensierino, preferisco andare avanti tappa per tappa. Sognare in grande va bene, non costa nulla… però se poi vuoi costruire una casa ci vogliono tanti mattoni che vanno messi uno dopo l'altro: le somme si fanno solo alla fine. 

OC: Domanda scontata, è la stagione di Pechino 2022: solo la grande discesista tedesca Katja Seizinger ha vinto due eventi di seguito in discesa alle Olimpiadi, ti stimola?

Goggia Banner

SG: Ho visto, la cosa quindi sta a significare che io potrei essere solamente la seconda discesista a poterci riuscire finora? Bene, allora proviamoci!

OC: Lo scorso gennaio, subito dopo il tuo ultimo infortunio a Garmisch, avevi lanciato il tuo nuovo motto, "Only the brave", che alla fine è quasi diventato un tormentone: hai già quello nuovo?

SG: Sì, "Brave and Bold"! Mi piace molto questo termine inglese, "bold", audace. Eurosport UK mi ha definita "la più coraggiosa e la più audace": è un grande onore però vediamo di riuscire a esserlo veramente. 

“Il mio sci è come una sonata di pianoforte”

OC: La tua pista preferita di Coppa del Mondo?

SG: La mia pista del cuore è Cortina d'Ampezzo, però mi è sempre piaciuto molto vincere e tirar fuori tutto il mio potenziale su quelle piste in Austria che portano il nome di grandi discesisti, come la Franz Klammer, la Karl Schranz… ecco mi manca quella di Michael Walchofer.

OC: _E poi hai un conto aperto proprio con Garmisch. _

SG: È vero, Garmisch è una tappa particolare, sembra quasi che il destino abbia creato una sorta di disegno perché quella pista mi ha regalato tantissime emozioni ma anche due infortuni – quello di quest'anno, prima dei Mondiali in casa, è stata pesantissimo. Ma alla fine la colpa non è mai della località quando ti fai male, è sempre qualcosa dentro di te che ti porta a fare determinate azioni, magari anche a livello inconscio. E vincere a Garmisch è uno dei miei sogni, non lo nego e non mi nascondo.

OC: _Ormai ti sei fatta la fama di essere un atleta "colta", una che legge anche cose difficili, non solo leggere. _

SG: Davvero? Leggevo di più quando avevo tempo. Ascoltavo podcast in macchina, anche autori impegnativi come Philip Roth, "Pastorale americana", che mi ha regalato il sindaco di Milano Giuseppe Sala a Losanna. Dopo sono quasi andata dall'analista (ride).

OC: Comunque, sai che quando parli del tuo modo di sciare usi spesso delle metafore musicali o artistiche?

SG: Sì, penso che le metafore facilitino molto la trasmissione del concetto che una persona ha in mente. Comunque, a pensarci bene, io non mi sento tanto una chitarra elettrica, nonostante non sia troppo “accordata”… alla fine mi sento come un pianoforte.

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Sofia Goggia in azione in discesa

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