Giochi Paralimpici Invernali Beijing 2022: le stelle estive e invernali

Non è insolito che gli atleti Paralimpici competano in discipline diverse. Ma l'elenco degli atleti che hanno gareggiato sia ai Giochi Paralimpici Invernali che a quelli Estivi è piuttosto ridotto. Qui vi raccontiamo di cinque donne incredibili...

di Alison Ratcliffe
Foto di 2022 Getty Images

Oksana Masters, USA

Oksana Masters ha vinto dieci medaglie Paralimpiche in 4 sport differenti: biathlon e sci di fondo ai Giochi Paralimpici Invernali, e canottaggio e ciclismo a quelli Estivi.

Ma attenzione, Oksana detesta che la si creda una specie di essere super-umano che deve solo presentarsi e vincere.

L'importanza della fiducia degli altri e la sua incapacità occasionale di credere in se stessa sono temi ricorrenti, come ha rivelato a Olympics.com. Tutto è iniziato con sua madre: "credeva così tanto in me che volevo dimostrare che aveva ragione".

Masters ha avuto entrambe le gambe amputate all'età di 14 anni e ha problemi alle mani che le impongono di legare insieme guanti e impugnature dei bastoncini.

La Masters ha vinto due ori nel ciclismo sei mesi fa ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020, a soli 100 giorni dall'intervento chirurgico che ha dovuto affrontare per rimuovere alcuni linfonodi e un tumore.

Aveva pensato che la sua esperienza ai Giochi fosse finita per sempre.

Ma gli allenamenti in quattro sport e nelle discipline estive e invernali hanno forgiato un'atleta pronta per l'oro, che lo ammetta o meno.

"Il passaggio tra uno sport all'altro non è semplice, non è lineare ", ha detto la Masters a Self.

"Anche se sei in forma per uno sport estivo, non appena inizi lo sport invernale è come se non ti fossi mai allenato prima in tutta la tua vita.

“Il ciclismo è tutto spinta, quindi sono tutte spalle, petto e bicipiti. Sciando, invece, perdi petto, bicipiti e spalle, mentre si allenano di più busto e dorsali”.

Birgit Skarstein, Norvegia

Birgit Skarstein è stata la prima campionessa Paralimpica norvegese in assoluto con la vittoria nel singolo femminile di canottaggio PR1 a Tokyo 2020.

È stata la portabandiera della Norvegia ai Giochi Paralimpici Invernali di PyeongChang 2018, dove'è arrivata settima nella 5 km di sci di fondo femminile.

E se qualcuno dovesse dubitare della sua versatilità, ha anche recitato nella serie televisiva Skal vi danse? (Ballando con le stelle)

Skarstein è paralizzata dalla vita in giù da un'iniezione epidurale somministrata in modo errato a seguito di un incidente nel 2010.

Ha fatto il suo debutto alle Paralimpiadi Invernali a Sochi 2014 e ha mancato di poco il podio nel canottaggio a Rio 2016.

Ha detto che il canottaggio è la sua priorità. "Mi alleno e gareggio nello sci per diventare una vogatrice migliore, e trovo che questa sia un'ottima combinazione", ha detto a World Rowing.

“Cambiare sport e movimenti mi permette di allenarmi meglio, di allenarmi di più riducendo il rischio di infortuni. Il canottaggio mi rende una sciatrice migliore in quanto mi dà forza e resistenza, oltre a una mentalità competitiva".

“Lo sci mi dà ore e ore di cui ho bisogno come allenamento di base".

Skarstein ha detto a Olympics.com che, avendo dato la priorità a Tokyo, ha fatto una scelta che potrebbe ridurre le sue possibilità a Pechino.

Ma senza dubbio trarrà ispirazione dalla sua esperienza su Skal vi danse?

"Solo perché non l'hai ancora visto, non significa che non sia reale o che non si possa fare."

Jessica Gallagher, Australia

La carriera di Jessica Gallagher è stata segnata da un susseguirsi di successi per l'Australia.

Ma quando si tratta di primati, Gallagher ricorda sognante il suo debutto ai Giochi Paralimpici Invernali nello sci alpino a Vancouver 2010.

"Vancouver sono stati i miei primi Giochi Invernali, è stato davvero come un magico paese delle meraviglie bianche", ha detto a Paralympics Australia.

"Ho sentito questa energia davvero incredibile perché sapevo che avrei fatto il mio debutto alle Paralimpiadi per l'Australia il giorno del mio compleanno".

Il bronzo nello slalom di Gallagher a Vancouver l'ha resa la prima australiana a vincere una medaglia ai Giochi Paralimpici Invernali.

È stata infatti la prima atleta a rappresentare l'Australia sia ai Giochi Estivi che a quelli Invernali: ha gareggiato anche nel salto in lungo e nel giavellotto a Londra 2012.

Infine, è diventata la prima australiana a vincere medaglie in entrambe le edizioni dei Giochi, grazie al bronzo nella cronometro femminile di 1 km nel paraciclismo.

Ha anche vinto il bronzo nello slalom gigante femminile a Sochi 2014.

Ha detto che il suo attuale obiettivo è lo sci alpino; nella gara, una guida scia di fronte agli atleti ipovedenti e comunica le istruzioni attraverso un auricolare Bluetooth.

“La fiducia necessaria tra sciatore e guida è unica".

“Le decisioni e le comunicazioni che arrivano attraverso quelle cuffie avvengono nel tempo di un decimo di secondo.

“Nei vari sport in cui ho gareggiato, senza dubbio lo sci è il più difficile; una volta che si raggiunge la massima velocità e aumenta la paura, il gioco cambia perché se si commettono errori possono esserci delle conseguenze gravi”.

Momoka Muraoka, Giappone

Momoka Muraoka è una sciatrice nel cuore.

Le sue prime esperienze sportive in carrozzina sono state nell'atletica. Ma quando un'amica l'ha invitata sulle piste, è rimasta stregata dalla "straordinaria sensazione di velocità ed euforia che proprio non si può provare in altri modi nella vita normale".

A 17 anni è arrivata quinta nello slalom gigante a Sochi 2014.

A PyeongChang 2018, è stata scelta come portabandiera del Giappone.

Le medaglie nello sci alpino di Muruoka comprendono due bronzi, due argenti e un oro nello slalom gigante sitting.

Poi ci sono stati i Giochi Paralimpici Estivi nel suo paese d'origine.

“All'inizio, ero leggermente invidiosa perché le Paralimpiadi si sarebbero tenute in Giappone. Poiché avevo concentrato tutte le mie energie su Pyeongchang 2018, non avevo buone sensazioni per Tokyo 2020", ha detto al Toyota Times.

“Tuttavia, dopo la fine di PyeongChang 2018, ho iniziato a sentire che volevo provare di nuovo l'atletica, una cosa che avevo fatto da bambina.

"Se c'era anche la minima possibilità di poter competere [a Tokyo], allora volevo provarci".

A Muruoka, a cui è stata diagnosticata la mielite trasversa all'età di quattro anni, sono bastati solo due mesi di allenamento per battere il record giapponese nei 100 metri.

A Tokyo 2020, è arrivata sesta nella categoria T54 100m femminile.

"Ho preso coscienza di me stessa come atleta dopo essermi dedicata all'atletica leggera per un anno", ha detto.

“Ero preoccupata, ma mi sono divertita alle Paralimpiadi del 2020, perché sono riuscita a realizzare i miei sogni con l'atletica leggera che avevo quando ero piccola.

“Non ho avuto rimpianti. Mi sono sentita rigenerata”.

Danielle Aravich, USA

Se già non bastasse quanto sia difficile competere sia ai Giochi Paralimici Estivi che a quelli Invernali, Danielle Aravich ha scelto di gareggiare in due discipline con esigenze contrastanti.

A Tokyo 2020 ha corso il T47 400m. A Beijing 2022 punterà al successo nello sci di fondo e nel biathlon.

“Sono due sistemi completamente diversi. Se pensi agli sport invernali la chiave è la sostenibilità anaerobica a lunga distanza. Per lo sprint, è solo la contrazione rapida. Quindi mettere insieme i due elementi contemporaneamente non è necessariamente vantaggioso", ha detto al Washington Times.

Aveva poca scelta a Tokyo però. La menomazione di Aravich – è nata senza parte del braccio sinistro – le ha permesso di qualificarsi solo per gli eventi su pista sprint.

Non si è qualificata dalla sua batteria a Tokyo ma può ancora concentrarsi sui Giochi Invernali.

“Non sono davvero sicura di come andrà avanti la mia carriera nell'atletica leggera, soprattutto perché ho investito molto nello sci nordico e vedo un futuro molto lungo per me in questo sport. Quindi sono realistica con le mie aspettative".

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