Fiducia, unione e... una panchina senza voce: la ricetta dell'Italvolley per tornare in una semifinale Olimpica · Pallavolo

Di Gisella Fava e Benedetto Giardina
9 min|
L'esultanza dei giocatori dell'Italia di pallavolo maschile dopo la vittoria sul Giappone a Parigi 2024

Foto di 2024 Getty Images

Le voleva, Ferdinando De Giorgi. Quasi le ha chiamate, partite del genere. Partite complesse, partite in cui soffrire. Perché ai Giochi Olimpici, tutte le partite sono difficili. E l’Italia, la sua partita difficile, l’ha beccata eccome.

Nessuno sa ancora come finirà il torneo di pallavolo maschile a Parigi 2024. Quel che è certo è che il match dei quarti di finale tra l’Italvolley e il Giappone s’è già preso un posto nell’immaginario collettivo di tutti gli amanti dello sport.

Perché? Perché c’è stato tutto, in quel successo al tie break degli azzurri, schiacciati dai nipponici fino ai tre match point nel terzo set.

Poi, si è scritta una pagina che non troverete mai in alcun libro di teoria e tattica. Una pagina di coesione e di fiducia reciproca, di silenzi pregni di significato e di una forza che viene anche da chi non scende in campo.

“Abbiamo dimostrato di essere una squadra con valori importanti”, è l’orgoglio del ct a prendere voce dopo la clamorosa maratona della Arena Parigi Sud. “Altrimenti certe partite non le recuperi”.

E l’Italia l’ha recuperata per tornare lì, in quella semifinale Olimpica che è mancata a Tokyo 2020 e che rappresenta il crocevia per la storia, l'ultimo passo per una medaglia che la pallavolo azzurra insegue da sempre.

Simone Giannelli al servizio sui match point del Giappone: la svolta per l'Italia nel suo cammino Olimpico a Parigi 2024

Sliding doors. Quante ce ne sono, nel mondo dello sport. Quella del pomeriggio di lunedì 5 agosto, a Parigi, ha visto Simone Giannelli con un pallone in mano, da fondo campo.

Due set a zero per il Giappone, 22-24 sul tabellone per gli asiatici. Un errore al servizio e l’Italia è fuori dai Giochi, in tutti i sensi.

"Quando sono andato a servire sui loro match point non ho pensato a nulla, se non a fare il miglior gesto tecnico possibile”, racconta il capitano, che s’è visto passare una stagione davanti agli occhi.

“Avevamo il secondo set in mano, con loro che battevano in maniera incredibile. La partita si è decisa negli ultimi punti. Sono stati pazzeschi per tutta la sfida. Ci sono stati momenti frustranti nel corso della gara”.

Quelle difficoltà che ai Giochi Olimpici devi sempre aspettarti, specie nelle sfide da dentro o fuori, in cui devi dare qualcosa in più: “Sono stati incredibili - prosegue il palleggiatore azzurro - ma noi abbiamo resistito. La forza per reagire è venuta fuori dalla voglia di indossare la maglia della nazionale azzurra”.

Un tratto comune a tutti, perché l’idea di essere parte di un qualcosa di più grande è ciò che ha reso questa Italvolley una squadra in grado di compiere l’impresa.

“Siamo stati bravi a rimanere attaccati”, gli fa eco Fabio Balaso. “Anche se eravamo sotto di due o tre punti, l'importante era rimanere attaccati. Perché le opportunità si creavano, quindi siamo stati bravi”.

Ma al di là della retorica, la verità è che in situazioni del genere si gioca sempre come se si fosse in finale. E Daniele Lavia, uno di quelli che ha vissuto la delusione di Tokyo, non aveva certo voglia di tornare a casa: “È stata una partita alquanto sfiancante, sotto ogni punto di vista, sia mentale che fisico. Soprattutto mentale, ma la fine del terzo set ci ha dato una grossa svolta. Abbiamo detto, forse ce la possiamo fare".

Il gruppo dell'Italvolley, il vero punto di forza: "Per girare così devi avere fiducia massima nei compagni"

L’unione fa la forza. Nel caso degli azzurri della pallavolo, però, è la forza a fare l’unione. Sanno di essere forti, sanno di avere individualità in grado di cambiare una partita… e si fidano l’uno dell’altro.

“Da 24-21 è difficile, per tutti. Meno male che c’era Simone [Giannelli]”. Il pensiero di Alessandro Bovolenta è quello di tutta la squadra, ma non solo nei confronti del capitano.

“Siamo un gruppo veramente solido - spiega Mattia Bottolo - perché per girarla così devi avere la fiducia massima nei compagni, nei momenti di difficoltà”.

"Si dice sempre non mollare mai - prosegue il classe 2000 - ma farlo è un altro conto. Oggi l'abbiamo fatto, soprattutto partendo dal capitano, aprendo quella serie lì al servizio al terzo set. È stato qualcosa di incredibile. Abbiamo avuto due partite, veramente, la prima e la seconda, e abbiamo portato a casa questa semifinale che è fantastica. Anche in altri break hanno avuto la palla del match point e non è semplice, questo sicuramente ce l'abbiamo e continuiamo ad avercelo perché è un nostro punto di forza, ovviamente oltre alle individualità che oggi si sono viste”.

Individualità come Giannelli, ovviamente, oppure Gianluca Galassi, che nel rivedere in mente la partita quasi crede “che loro fossero in cento in campo, non cadeva una palla”.

Ma anche Roberto Russo, l’uomo dell’ultimo punto e dei titoli di coda su un match infinito. Determinante a muro, determinante nel mettere a terra un pallone dal peso inestimabile dopo aver visto i fantasmi: "Il gruppo non molla mai ed è sicuramente la cosa più importante che ci porteremo alla prossima partita”.

Già, la prossima. Italia-Francia, ma soprattutto, una semifinale Olimpica. Un traguardo che Lavia e il resto della squadra non possono non celebrare, per com'è stato raggiunto: "Abbiamo festeggiato come se avessimo vinto non so che cosa, perché ora sono tutte finali, con le partite secche dobbiamo essere concentrati e sapere che sono tutte delle finali. Come abbiamo già dimostrato, scenderemo in campo tranquilli e consapevoli della nostra forza, con l'umiltà giusta”.

Il timeout decisivo di De Giorgi nel successo dell'Italia sul Giappone

Avere umiltà, di solito, significa saper ascoltare i più saggi. E quando in panchina c’è un Fenomeno come De Giorgi, le antenne vanno tenute sempre dritte.

Ma cosa avrà mai detto ai giocatori per riprendere una partita del genere?

“Qualcosa ci ha detto - svela Galassi - ci serviva, però noi, già nella nostra testa, sapevamo che era l'ultima chiamata. Quindi o era così, o domani saremmo tornati in Italia”.

Tutto quello che c’era da dire, infatti, il coach lo aveva già detto prima del match: “Ce l'aveva detto che era una partita lunga - ammette Botttolo - ma non è semplice non innervosirsi contro questi giocatori che fanno delle cose eccezionali”.

Indicazioni tecniche? Non servono, non quando ti fidi dei giocatori che mandi in campo e quando vedi che stanno facendo l’impossibile per restare in partita.

L’unica cosa da fare era continuare a fidarsi, continuare a cercare la forza nell’unione e nella squadra che era arrivata fin lì imbattuta. Anche in balìa di un avversario straordinario in ricezione e in contrattacco, dove ha creato i maggiori problemi all'Italia.

“La chiave - spiega De Giorgi - è stata limitarli in quella situazione, dimezzando le loro percentuali. Nel primo time out del tie-break ho cercato di tenere i giocatori compatti. Siamo stati sempre presenti. Avevamo percentuali buonissime, ma le loro sono state ancora più alte”.

Questione di dettagli, che alla fine hanno dato ragione al coach azzurro.

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Se c’è da tenere compatta la squadra, lo si fa anche - e soprattutto - con chi gioca meno, oppure non lo fa.

Ma se la forza è il gruppo, sono proprio i gregari a dare gamba e fiato ai titolari. Specie se veterani, come Riccardo Sbertoli, che ne ha pagato le conseguenze... a livello vocale.

“Sono senza voce perché ho sofferto tantissimo. No sto scherzando, sono senza voce perché la bellezza di questo sport è che ognuno fa tutto quello che può e noi in panchina abbiamo finito energia e voce. Tutti i consigli che potevamo dare, li abbiamo dati. Tutti gli abbracci, tutti i sorrisi che potevamo dare li abbiamo dati. È una bella sensazione essere senza voce in questo momento”.

Hanno patito meno le corde vocali dei più giovani, come quelle di Bovolenta a cui “sembrava di giocare tre partite insieme”, oppure Bottolo che non ha mai dubitato dei suoi compagni, dalla panchina: “Abbiamo fatto qualcosa forse mai visto e se s'è visto, si conta su una mano. Sono quelle partite veramente impossibili da riaprire”.

Invece l’Italia l’ha riaperta, con uno spirito che De Giorgi ha cercato di costruire dal primo giorno e che piano piano, si sta vedendo nel momento clou del loro percorso.

Perché su questa panchina, Fefé, ci è arrivato dopo un quarto di finale Olimpico, una sconfitta con l'Argentina a Tokyo, che ha interrotto una striscia di sei semifinali consecutive.

Da allora, la rifondazione che riporta l’Italia sul tetto d’Europa e del mondo. E che ora la vede cercare l’Olimpo per la prima volta nella storia, sapendo di dover attraversare momenti del genere.

“È stata una gara storica - conclude il coach - è una bella soddisfazione per questo gruppo. Il passaggio del turno è importante, ma per il modo in cui è avvenuto ha tanti significati al suo interno”.

Intanto, è una vittoria che vale di nuovo una semifinale a cinque cerchi. Quella che l’Italvolley cercava e voleva fortemente, per fare i conti col proprio destino.

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