Michela Moioli: “Sono una lottatrice, non mi accontento del podio Olimpico ”

La campionessa Olimpica di snowboard cross è carica e pronta a difendere il titolo a Beijing 2022, con l'evento in programma mercoledì 9 febbraio. Olympics.com ha intervistato in esclusiva la snowboarder bergamasca, parlando di tutto: dell'agognato bis a Pechino, dell'amicizia eterna con Sofia Goggia (che non avrebbe mai voluto sostituire come portabandiera dell'Italia nella Cerimonia di Apertura), dell'ammirazione per Marcell Jacobs, e anche di come superare i momenti negativi senza mollare mai.

di Michele Weiss
Foto di 2022 Getty Images

Quella di Michela Moioli è davvero una favola, quella dell’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri: a PyeongChang 2018, mai oro Olimpico Invernale fu più meritato, visto che a Sochi 2014, la giovanissima Miki, tra lo stupore generale stava per vincere l’oro, prima che le cedesse il ginocchio.

Una delusione immensa, riscattata da anni di duro lavoro per tornare più forte di prima, una risalita impetuosa coronata da successi e scoperte, come l’amicizia fraterna che la lega a un’altra campionessa Olimpica più forte della sfortuna, la conterranea bergamasca Sofia Goggia. Con cui ha messo in atto un modo nuovo di allenarsi e la cura, fondamentale, della propria sfera interiore con una mental coach.

Ecco il Miki-pensiero, in esclusiva per Olympics.com.

Olympics.com: Ciao Miki. Podio a parte, com’è andato il test di Coppa del Mondo a Secret Garden, la pista Olimpica?

MM: Viaggio lungo, accomodation bella anche se con poca libertà nel tempo libero. La pista è facile per le mie caratteristiche, senza grandi strutture o pendenza, e la neve è diversa, molto secca, lenta e aggressiva e infatti, all'inizio ho fatto fatica anche in semifinale. Però stavo bene, ero concentrata e ho avuto ottime sensazioni anche inattese perché di solito, alla prima gara sono sempre un po' agitata e tendo a fare errori banali, e invece ero nel mio “Flow” e mi sono divertita… poi un terzo posto è comunque un buon risultato!

O: punti ancora all'oro o va bene il podio a Beijing 2022?

MM: Vado in Cina per cercare di dare il meglio e portare a casa il miglior risultato. Sto surfando bene, anche meglio del passato e a livello di materiali sono a posto. Vado a Pechino non a difendere il mio titolo ma per portarmi a casa qualcosa di nuovo. La cosa più importante è arrivare lì serena, sapendo di aver lavorato al meglio e con qualche risultato in stagione, per avere più fiducia e consapevolezza.

O: Dopo il tuo oro a PyeongChang è cambiato qualcosa a livello di consapevolezza e popolarità per lo snowboard in Italia?

MM: Abbiamo avuto un picco nel 2018, ma senza un vero seguito. A livello personale la mia popolarità è cresciuta, anche a livello di impegni e sponsorizzazioni, ma in generale il movimento dello snowboard può e deve crescere di più: è un lavoro che coinvolge tutti noi atleti anche se non è facile, perché in Italia c'è lo sci alpino e anche altri sport che contano di più: se facciamo dei risultati sarà più facile far parlare di noi.

O: Non hai mai pensato di provare le altre discipline dello snowboard, magari quelle più acrobatiche?

MM: Da piccola ho provato, mi piaceva saltare e fare un po’ di rail però non ero portata e soprattutto da noi, nella bergamasca, non ci sono strutture, grandi park e lo sci club dove sono cresciuta ha tradizione solo nello snowboard cross, quindi mi sono indirizzata fin da subito a quello.

O: Sei un’appassionata del videogame "Riders Repubblic", secondo te influenza positivamente l'atleta?

MM: Tutto ciò che è esercizio di visualizzazione, con gli occhi, rappresenta anche un ottimo allenamento mentale perché i "neuroni specchio" vengono attivati. Perciò c'è una componente oltre che ludica anche di training, soprattutto per alcuni tipi di curve, per i salti o per le linee da seguire.

O: La community degli snowboarder passa per essere particolarmente “friendly”: è vero che siete molto uniti?

MM: Confermo! Ad esempio, in Cina dopo la gara ho bevuto una birra insieme a Eva Samková e a un allenatore delle francesi. Ci hanno scattato una foto all'arrivo della gara in Cina, dopo la finale, dove noi quattro finaliste siamo abbracciate. È stata una cosa spontanea ed è il bello del nostro sport. Poi chiaramente c'è la rivalità, ci sono i momenti in cui ognuno deve pensare solo a se stesso... Però dopo la gara è bello rivivere la giornata con la tua squadra ma anche con le tue avversarie.

O: Tu e Sofia Goggia: la vostra sembra proprio essere un'amicizia forte e autentica.

MM: Sì assolutamente. Ci siamo conosciute anni fa quando mi ero rotta il ginocchio e lei mi ha dato una mano. Poi, per due anni ci siamo allenate insieme d'estate ma dopo aver vinto Olimpiadi e Coppa del Mondo ci siamo un po’ allontanate perché lei è finita ad allenarsi a Verona mentre io sono rimasta a Bergamo. Però quando riusciamo ci vediamo. Ci confidiamo perché non è facile trovare persone che vivono le tue stesse situazioni: la stessa vita, le pressioni, le ansie… e quindi riuscire a scambiarsi anche le preoccupazioni è bello.

O: Tokyo 2020 è stato un boom per lo sport italiano: questa cosa ti carica?

MM: Quando Marcel Jacobs ha vinto i 100m stavo viaggiando in autostrada e mi sono fermata in una piazzola d'emergenza per vedere la finale: dopo che ha vinto ho messo l'inno di Mameli in auto e ho iniziato a cantare a squarciagola da sola, mi venivano giù le lacrime! Ho iniziato a seguire Jacobs quattro anni fa quando faceva ancora salto in lungo e mi è piaciuto subito... È un tipo molto particolare. Quando ha vinto ho provato una gioia allucinante, e poi insieme a Gianmarco Tamberi è stato ancora più bello. E poi anche la staffetta dei 100 maschile, tutti mi hanno caricato tantissimo.

O: Hai un motto preferito?

MM: Come diciamo noi a Bergamo, "mòla mia" (non si molla mai!).

O: Come vivi invece la pressione?

MM: Sono un tipo molto ansioso di mio e piango facilmente... Per il nervoso o per lo stress, però ho acquisito le mie tecniche per non farmi condizionare. L'anno in cui ho sofferto di più è stato dopo PyeongChang: subivo le aspettative degli altri verso la nuova campionessa Olimpica. Adesso sono io stessa ad agitarmi da sola: so che posso vincere e di conseguenza mi creo delle aspettative che, però, ho imparato a gestire.

O: Grazie anche a una mental coach?

MM: Si, si chiama Lucia Bocchi: l'ho conosciuta nel 2014 dopo che mi sono rotta il ginocchio a Sochi – tra l'altro me l'ha fatta conoscere la Goggia, e con lei in questi anni mi sono costruita tutta quella forza mentale che è fondamentale: ormai mi accorgo quando nasce qualche pensiero negativo e so come invertire la rotta in modo da arrivare al cancelletto e dire "Adesso sono qui, questo è il mio posto e ora si parte!"

Michela Moioli dopo aver vinto l'oro a PyeongChang 2018.
Foto di 2018 Getty Images

O: Cosa ti piace di più, e di meno, del tuo sport?

MM: Quello che mi piace di meno sono le attese tra le run, spesso snervanti. Mentre adoro la bagarre: quando sei lì in quattro e provi a star davanti o a superare… e poi ovviamente quando vinci. Quella è la parte più bella in assoluto!

O: Come descriveresti il piacere della vittoria?

MM: Talvolta è un sollievo, se ti manca da tanto, altre volte è solo un’immensa soddisfazione... Come una specie di calore che si diffonde in tutto il corpo perché ti senti appagato dal risultato: è gioia assoluta e anche condivisione con chi è lì a tifare per te. Se il risultato è buono ma non ottimo, e però ho fatto un'ottima prestazione su una pista che non si addice del tutto alle mie caratteristiche, sono comunque contenta.

O: Una persona con cui usciresti a cena e non sei ancora uscita?

MM: Con Marcel Jacobs (ride): oltre a essere un bell'uomo, mi piacerebbe conoscerlo e vedere l'atleta e la persona che è.

O: Hai un idolo nello sport?

MM: Mi piace Lindsey Vonn, che ho conosciuto seguendo Sofia Goggia, perché prima non la conoscevo, però idoli in particolare non ne ho mai avuti. Lindsey è il modello di una donna di successo che non ha nulla da invidiare ai maschi.

O: Sei sempre accasata?

MM: Sì sono felicemente fidanzata da più di tre anni, non ne parlo molto perché sono riservata. Ogni tanto pubblico sulle piattaforme social qualcosa, però diciamo che quando torno a casa sono solo Michela, una ragazza con un bel fidanzato a cui piace fare una vita normale. Quando sono davanti al cancelletto torno Michi Moioli, l'atleta, mentre la mia sfera privata mi piace che resti personale.

La gioia di Michela Moioli sul podio a Pyeongchang 2018.
Foto di 2018 Getty Images

O: La tua famiglia, invece, ti ha sempre supportato in tutto quello che hai fatto?

MM: Sì, ci sono stati i primi anni un po' più difficili quando non ero in un gruppo sportivo e si sa, fare questa vita è abbastanza costosa, abbiamo arrancato ma poi per fortuna a 18 anni sono entrata nel gruppo sportivo dell'Esercito e quella è stata una rampa di lancio perché ho potuto trasformare la mia passione in un lavoro effettivo.

O: Come vivi la tua femminilità in relazione al potenziamento del corpo necessario per un’atleta?

MM: Devi essere in grado di mantenerla. Nelle gare mi piace truccarmi, poco ma un po' di mascara secondo mi rende più solare e più sicura di me ed è bello anche mantenere quella parte. Quando ero più piccola ero un po' più "maschiaccio" invece adesso ci tengo molto di più.

O: Il tuo viaggio preferito?

MM: Mi piacerebbe fare un "surf trip" con qualche amico e andare a surfare in Indonesia o in Sud America. Stando via un mesetto e girare, quello è il mio sogno! Il surf negli ultimi anni mi ha preso tantissimo: ho scoperto che anche in Italia ci sono dei posti fighissimi per surfare, a Levanto per esempio dove ho fatto nuove amicizie e scoperto un mondo nuovo. È una passione che mi fa star bene e deve rimanere tale. Non voglio che diventi stress ansia da gara o da prestazione, ma solo e semplicemente piacere e divertimento

SEGUI LE OLIMPIADI IN MODO UNICO.

Eventi sportivi in diretta gratis. Accesso illimitato alle serie. Novità e momenti salienti in esclusiva dalle Olimpiadi