Matteo Berrettini: sei curiosità sul tennista italiano

Berrettini è tornato a gareggiare, e alla grande. Dopo l'intervento alla mano del 29 marzo scorso che gli ha imposto lo stop forzato e il forfait, tra gli altri, di Internazionali d'Italia e Roland Garros, il tennista romano non solo ha partecipato ai Boss Open di Stoccarda ma ha anche vinto il torneo, facendo ben sperare per Wimbledon. Quale migliore occasione per ripassare un po' di fatti e curiosità sul tennista italiano più in forma sull'erba?

Foto di 2021 Getty Images

Il 29 marzo scorso, le notizie su Matteo Berrettini non erano le più confortanti. Lo avevamo lasciato che postava una foto su Instagram da una camera d'ospedale, dopo un intervento alla mano destra a seguito dell'infortunio che lo aveva fatto ritirare dall'Open di Miami. Dopo qualche giorno dall'operazione avrebbe ufficializzato il suo ritiro dalla stagione sulla terra rossa, quindi forfait a Monte-Carlo, Madrid, Roma e Parigi.

75 giorni dopo, un'epifania: lo abbiamo visto esultare a Stoccarda, nel match decisivo del Boss Open 2022 di domenica 12 giugno, quando in finale ha sconfitto Andy Murray per 6-4, 5-7, 6-3, in 2 ore e 36 minuti.

Un ritorno pirotecnico che prima di tutti ha stupito lo stesso tennista del Circolo Canottieri Aniene: "Vincere il torneo è l’ultima cosa che avrei immaginato venendo qui. Tornare in queste condizioni dopo la prima operazione della mia vita è qualcosa di assurdo", ha dichiarato appena realizzata l'impresa.

Si è trattato del primo torneo della stagione disputato dal tennista azzurro dopo l'intervento e con la vittoria tedesca i suoi numeri continuano la cavalcata da primato: è diventato il primo italiano a vincere un torneo ATP nel 2022 e a mettere in cascina tre titoli sull'erba. Con il successo di Stoccarda diventa il terzo italiano con più vittorie nei tornei, a pari merito con Paolo Bertolucci (entrambi a 6 vittorie), dietro Fabio Fognini (con 9) e Adriano Panatta (10).

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Berrettini ha aggiunto così il sesto titolo alla sua bacheca, che si è andato a sommare ai tre titoli sulla terra battuta (Gstaad 2018, Budapest 2019, Belgrado 2021) e ai due sull'erba (Stoccarda 2019 e Queen's 2021). In data 31 gennaio 2022 ha raggiunto la migliore posizione di un italiano nel ranking ATP computerizzato (con Adriano Panatta), la 7ma, ed è stato l'unico italiano a raggiungere, tra gli altri, la finale di Wimbledon, nel 2021.

E proprio il torneo dell'All England Lawn ritorna, a distanza di un anno, ad accarezzare i sogni di gloria del tennista italiano, anni luce lontano dagli inizi della sua carriera al Circolo Magistrati della Corte dei Conti di Roma,\\ ma noto allo stesso tempo per non aver mai avuto la fretta di arrivare, nemmeno da ragazzino. Primo punto ATP a 19 anni, Matteo Berrettini è da sempre stato strenuo sostenitore di una sorta slow tennis, uno sport interpretato non tanto come una gara, ma nella dimensione "di chi arriva più lontano".

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1 · Non solo tennis ma anche judo e nuoto (ma aveva ragione Jacopo)

Nato in una famiglia con la passione per il tennis sin dai nonni, in realta è il fratello minore di un anno e mezzo, Jacopo, ad essere quello più motivato sul campo. Matteo, dei due, era quello meno convinto relativamente al tennis, che da piccolo si è dedicato anche ad altri sport come il judo e il nuoto - quest'ultimo praticato anche contemporaneamente al tennis. Durante la sua adolescenza aveva anche mollato la racchetta, ma è stato appunto Jacopo (che sarebbe diventato professionista come lui) a riportarlo in pista, quando ancora si allenavano al Circolo della Corte dei Conti di Roma.

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2 · Idolo Roger Federer, Flavio Cipolla il mentore degli inizi nel Tour

Da quando si ricorda di aver guardato il tennis c'è sempre stato lui, Roger Federer, al centro del suo pantheon personale.

Fabio Fognini, Filippo Volandri e Potito Starace sono stati invece i riferimenti azzurri degli inizi, mentre una menzione speciale va a Flavio Cipolla, che Berrettini inserisce tra i mentori nel Tour essenziali per la sua crescita, una sorta di fratello maggiore nel tennis.

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3 · Il maestro

Vincenzo Santopadre è stato il maestro di Fabio Berrettini da quando il tennista aveva 14 anni. Il classe 1996 sottolinea spesso la grande affinità caratteriale con l'allenatore con cui, per sua stessa ammissione, si trova bene anche fuori dal contesto sportivo per il suo essere gioviale ed estroso. Matteo ha completamente assimilato la visione di Santopadre, uno per cui il tennis "è una marataona, non i 100 metri". Parlando del suo percorso con il giovane Berrettini, Santopadre ha dichiarato: "Se l'obiettivo è diventare numero uno under 18 è un conto, ma se devo creare un giocatore professionista, allora il percorso è più lungo. Oggi c'è un meccanismo perverso che ti porta ad accelerare i tempi, invece a me piace rispettarli, con equilibrio: Matteo, per esempio, era in ritardo fisicamente e andava pure bene a scuola. Un anno parlai con il padre quando forse era già pronto per il passaggio, ma gli feci aspettare un altro po': solo a 17 anni ha aumentato l'attività junior e a 18 è riuscito a fare gli Slam che, invece, anche da under 18 sono utili. Ma da junior non importava vincere: vanno fatti perchè certe cose le alleni solo in torneo, ma devi saper miscelare le cose, come un cuoco" (intervista a Il tennis Italiano, 2019).

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4 · Tarantino, NBA, Kubrick e videogiochi: non in quest'ordine ma con un mental coach

Da quando ha 17 anni, Matteo Berrettini è seguito da Stefano Massari, il suo mental coach. La forza delle sessioni con Massari per Berrettini sta nel renderlo solido nel tennis senza mai parlare di tennis: si tratta di un percorso che guarda al lavoro sulla sua persona e alla sua crescita in termini culturali. Quando Matteo ha dovuto abbandonare la scuola pubblica a causa degli impegni crescenti nel tennis per poi terminare le superiori da privatista, Massari lo ha iniziato al cinema più ricercato, proponendogli maratone di Stanley Kubrick e Quentin Tarantino, ma anche alla letteratura statunitense, da Ernest Hemingway a Charles Bukowski, passando anche da sessioni con il supporto creativo di uno sceneggiatore.

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5 · Nè Roma nè Lazio, nel cuore la Viola

Tutto perchè il nonno paterno, essendo di Firenze, tifa Fiorentina. Una passione tramandata al figlio che a sua volta è stata trasmessa a Matteo e Jacopo.

Se la famiglia è una componente fondamentale nella vita di Berrettini, le passioni dei vari componenti sono una costante che diventano una questione di genetica.

In particolare, i nonni sono stati una presenza imprescindibile nella crescita del tennista romano (ma come vediamo le origini dei Berrettini sono sparse anche in Toscana, da parte del padre, e in Brasile, per la famiglia materna): lo hanno accompagnato a moltissime partite quando era ragazzino e ancora oggi, quelle ai nonni sono le prime telefonate che Matteo fa dopo gli incontri.

6 · Giochi Olimpici, un pallino

Non lo ha mai negato. Per Berrettini le Olimpiadi sono un traguardo a cui tiene particolarmente, un obiettivo personale, non tanto per vincere una medaglia ma per l'orgoglio e l'emozione di far parte della spedizione Olimpica. Del resto, i Giochi Olimpici, soprattutto quelli Estivi, sono una grande passione del tennista, che si professa grande fan soprattutto del basket a cinque cerchi e dell'atletica, di cui segue in particolar modo i 100 e i 200 metri.

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