In una stagione all'aperto 2023 che lo ha visto rimandare il debutto in Diamond League, Jacobs riparte proprio da Parigi: concentrazione tagliata al laser e, tra gli obiettivi, difendere il titolo ai Giochi Olimpici del prossimo anno. Ha parlato con Olympics.com della mentalità necessaria per arrivare - e rimanere - ai vertici dell'atletica e di come le difficoltà, le sfide e i sogni ad occhi aperti alimentino il suo desiderio di fare il bis a cinque cerchi.
(Simone Forlani)
L'attesa è stata smaniosa e come non mai condita da fuochi d'artificio e tam tam sui social.
Del resto, Marcell Jacobs, in meno di due anni, si è preso un posto pesantissimo sul palcoscenico dello sport mondiale, e come in tutte le grandi storie che si rispettino, si è presto trovata la sua nemesi.
Il Real Madrid ha il Barça, gli Yankees i Red Sox e Muhammad Ali il suo Joe Frazier.
Nel caso del campione Olimpico dei 100 metri in carica, Marcell Jacobs, la sua è il Campione mondiale dei 100 metri in carica, lo statunitense Fred Kerley.
Dopo un decennio in cui Usain Bolt ha dominato - praticamente senza interlocutori - la distanza più mitica dell'atletica, i fan della disciplina hanno finalmente un duello che ha dato una nuova linfa a questa specialità.
E ad esaudire questo desiderio di scintille, tanto antico quanto indispensabile nel racconto dell'epopea sportiva, ci hanno pensato proprio loro, il Campione e il vice campione Olimpico.
"Quando vuoi e dove vuoi, ma ricordati che quando contava di più è finita così", il commento di Jacobs alla foto che lo ritrae mentre si tuffa per l'oro a Tokyo 2020, dopo un battibecco a suon di stories con Kerley sui social media.
Chiamatelo flame, chiamatelo dissing (la piazza è quella di Twitter e Instagram). Chiamatelo beef (l'immaginario hip hop è irresistibile), o chiamatela cara e vecchia trovata pubblicitaria. Sta di fatto che, in un'epoca in cui i migliori atleti sono accusati di non affrontarsi abbastanza, questo botta e risposta ha fatto quello che doveva fare, ovvero inchiodare spettatrici e spettatori di tutto il mondo nella smania frenetica del loro prossimo testa a testa.
L'attesa potrebbe durare più del previsto, dopo l'esordio rinviato dello sprinter brianzolo in Diamond League.
Ma se per i fuochi d'artificio con Kerley bisognerà pazientare ancora, intanto il Crazy Long Jumper riparte dalla Francia, con un meeting che, incidentalmente, è un luogo speciale che ha a che fare con uno dei prossimi obiettivi che si è prefissato.
Jacobs riparte da Parigi.
Quanti cambiamenti possono esserci negli obiettivi di un atleta dopo essere stati incoronati campioni Olimpici?
Gli obiettivi di Jacobs sono stati stravolti da quando è esploso sulla scena mondiale con una delle vittorie più dirompenti di sempre nella finale dei 100 metri, agli ultimi Giochi Olimpici.
A Tokyo, è entrato nella storia già solo per essere arrivato in finale: nessun italiano ci era riuscito prima di lui.
Tuttavia, in questi casi, è come se d'improvviso fossero cambiate le regole del gioco o la dimensione, finendo in un sistema con una grossa anomalia: da una parte l'impossibilità di mantenere come prima l'approccio alle nuove competizioni, di rimanere con gli stessi obiettivi quando si è raggiunto l'apice del proprio sport. Dall'altra i mezzi per raggiungerli, che tendenzialmente rimangono simili, o comunque hanno maggiorni necessità per avere lo stesso livello di efficienza quando tutto attorno è capovolto.
" A Parigi deve essere lo stesso obiettivo, bisogna vederla allo stesso modo", ha spiegato Jacobs in un'intervista esclusiva a Olympics.com, riferendosi ai Giochi del prossimo anno in Francia. "Arriverò da campione Olimpico, con tantissima esperienza in più, con tante capacità in più, con tanti anni in più di lavoro sulla velocità rispetto a quello che era Tokyo; a livello mentale molto più preparato e focalizzato sul fatto che non arrivo come outsider, ma come protagonista numero uno.".
Essere il numero uno non è sempre stato facile per Jacobs, che ha dovuto sperimentare sulla propria pelle quanto fosse pesante la corona sulla testa, soprattutto perché la sua ascesa al trono - per la maggior parte degli occhi puntati su quella finale - era impronosticabile.
"Dopo che l’hai raggiunto [il titolo Olimpico], cosa puoi fare?", ci ha chiesto. "Lì sta a te, stare forte e determinato, dire che tra qualche anno ce n’è un’altra, di Olimpiade", si è risposto.
Ma se c'è una cosa che Jacobs ritiene lo distingua da molti altri atleti che vogliono togliergli la corona, è l'amore instancabile per lo sport a cui ha dedicato la sua vita.
"Quando sento dire agli atleti che anche alzarsi la mattina è tutto un sacrificio, io non la penso allo stesso modo", ha detto. "Per me non è un sacrificio, ho tanta dedizione quando mi sveglio la mattina per andare al campo. A me piace quando so che di pomeriggio c’è un allenamento pesante o una gara, non ho tempo neanche per stare in casa per gli impegni che ho, ma a me piace. A me dà vita."
Se da un lato i battibecchi tra Jacobs e Kerley possono aver sollevato qualche sopracciglio nell'algida comunità dell'atletica, la mancata presenza di Jacobs a Rabat e a Firenze lo ha tenuto lontano prima che dallo scontro con "il" rivale, dall'attività che è il fine con cui plasma il suo quotidiano: la competizione.
Eppure, questa circostanza lo spinge a dare sempre e comunque il meglio di sé.
"Quando ho visto la finale dei 100m dei Campionati del mondo [vinta da Kerley] ero sul lettino col fisioterapista, per via dell’infortunio che ho avuto. Quando ho visto gli altri correre e io non c’ero, ed erano gli stessi avversari di Tokyo, della stagione, lì per lì ho rosicato".
"Tante volte, per fortuna o purtroppo, a me queste batoste servono. Vivere queste sensazioni mi fa tirar fuori la rabbia buona, la voglia di dimostrare a me stesso quanto posso essere forte. È brutto da dire, ma queste batoste per me tante volte sono fondamentali".
Ora Jacobs ha la possibilità di prendere questa "rabbia buona" e trasformarla in qualcosa di veramente speciale. Un secondo oro in altrettante Olimpiadi a Parigi 2024 lo renderebbe, secondo le sue stesse parole, "parte della storia".
Inoltre, aiuterebbe a rispondere a una domanda che aleggia su questo sport da quando si è ritirato il più grande velocista della Giamaica, anzi del mondo: Chi prenderà il posto di Usain Bolt?
Sia Kerley che Jacobs stanno esprimendo le loro pretese per la successione al trono, ma c'è una differenza con lo statunitense, che non perde occasione per farsi grande attraverso centinaia di post su Twitter, come se l'eredità del più grande velocista del pianeta gli spettasse di diritto.
Jacobs, invece, è un sognatore. E se realizzerà i suoi sogni, il suo passaggio alla storia sarà stato forse meno urlato ma non inosservato, anche se chiudessimo tutti gli occhi.
"Io ho sempre sognato ad occhi aperti e potrei immaginare il mio futuro come lo vorrei", ci ha detto. "A me piace vivere così, vivere di sogni e lavorare per raggiungerli".