Foto di 2024 Getty Images
“Non prometto niente, ma prometto tutto”. Arrivare a Parigi 2024, per Marcell Jacobs, significa gestire pressioni e aspettative.
Normale che ci siano: è il campione Olimpico in carica, sui 100m e con la 4x100m maschile. È anche lui però a ribadire di essere qui per non perdere lo scettro: “Gli obiettivi per quest'anno erano tre: rimanere in salute il primo, vincere l'Europeo in casa e vincere i Giochi Olimpici, quindi tocco ferro”.
Insomma, l’ambizione è più viva che mai. La stessa di sempre, di quando già disse a Olympics.com di voler tenere i suoi ori ben stretti, al riparo dalla concorrenza.
Perché nell’atletica, spesso, le cose possono cambiare da un momento all’altro. Sui 100 metri, poi, le sorprese sono sempre dietro l’angolo.
Lo è stato, l’azzurro, a Tokyo 2020, da underdog a dominatore. Vuole tornare ad esserlo, in una stagione che lo ha visto prendere slancio nel momento propizio.
“Non è che perché sono il campione Olimpico meriti di più rispetto agli altri, anzi", ribadisce al suo arrivo in Francia. "Sono sempre rimasto me stesso e lo farò sempre. Nelle ultime due settimane abbiamo raggiunto quell'1% in più che ci mancava. Ho fatto test in allenamento con fotocellule e non ho mai corso così forte in frazione questi 100 metri che abbiamo fatto. È per questo che sono molto sereno e contento di essere qui”.
Quando Marcell Jacobs dice di stare “fisicamente molto bene”, dà la notizia migliore possibile all’atletica italiana.
Perché lo ha sempre dimostrato, negli anni passati: il miglior Jacobs se la gioca con tutti. Anzi, forse, è il migliore di tutti.
"Tutti sanno che quando arriva il momento più importante io corro forte".
“Toccando il tartan con le scarpe chiodate, le sensazioni erano veramente ottime. Lo stesso mio allenatore era molto soddisfatto”, al punto da chiedergli di spingere di meno.
La voglia di dar gas, però, è tanta. “Ho tanta voglia di scendere in pista, di divertirmi - prosegue Jacobs - so che sarà tosta, sarà impegnativa. Credo che la parte più complicata saranno proprio le semifinali, perché ci sono quindici-sedici atleti che possono puntare ad entrare in finale, ma in finale si va solo in otto, quindi quello sarà veramente il gradino più difficile”.
Il resto, “è una questione di dettagli, vince chi sbaglia di meno”. Senza troppe previsioni sui tempi, ma con due certezze. La prima, che “Kishane Thompson lo vedo veramente forte", forse pure più di Noah Lyles. La seconda, che “per andare a podio, minimo, penso che devi correre sotto i 9.85”.
“Bisognerà correre forte, quello è chiaro. Però non penso che bisognerà fare dei tempi stratosferici per salire sul podio. Ogni anno c'è gente che corre sotto i 9.80, poi da quando ho vinto io nessuno ha mai vinto con meno di 9.80. Bisogna vedere le diverse condizioni climatiche che ci sono, tante cose possono interferire col tempo”.
Lui, dopo aver raggiunto il minimo Olimpico con un 9.92 a Turku, in Finlandia, punta a migliorarsi ulteriormente per poter difendere il titolo.
Al di là di cronometri, sogni e obiettivi, per Marcell Jacobs questa seconda esperienza Olimpica è diversa dalla prima. E non potrebbe essere altrimenti.
“Sicuramente tre anni fa ero una persona completamente diversa. Fin da quando ho iniziato a fare atletica, a nove anni, sognavo di non andare alle Olimpiadi, ma di vincerle”.
Il sogno si è realizzato, adesso c’è altro: “C'è pressione, perché tutti, in primis me stesso, si aspettano tanto, però voglio trasformare questa pressione in energia e non utilizzarla come un peso, ma come una spinta per correre più forte”.
L’emozione sarà “sempre la stessa”, quella del bambino che andava in bici e sognava di andare in moto: “Gli direi solo di continuare a fare quello che ho fatto, non arrendersi mai, davanti alle prime persone che dicevano che non ce l'avrebbe mai fatta, e di continuare a credere nei suoi sogni”. “Sono sempre stato un ragazzo a cui piaceva sognare e viaggiare ad occhi aperti, immaginandomi già dove volevo essere in futuro. Ed era proprio dove sono ora”.
Un sogno d’oro, dal quale Jacobs non si è mai svegliato e non vuole svegliarsi proprio ora, a Parigi 2024, in quello Stade de France in cui vuole sentire ancora una volta suonare l’Inno di Mameli, per mettere definitivamente alle spalle due anni pieni di difficoltà.
"È facile fare andare le cose bene quando va tutto bene, bisogna essere capaci a trasformarle quando iniziano ad andar male”.
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