Giochi Olimpici di Parigi 2024

Le Fate della ginnastica artistica italiana: la forza di una squadra che sogna Parigi 2024

Di Benedetto Giardina
7 min|
Manila Esposito, Alice D'Amato, Elisa Iorio, Angela Andreoli

Foto di Simone Ferraro FGI

Affrontare un Europeo in casa dà sempre la carica. Per uno sport come la ginnastica artistica, poi, la spinta del pubblico può giocare sempre un ruolo fondamentale.

Ma l’Italia che vuole avvicinarsi a Parigi 2024 passando dal torneo di Rimini, non punta solo a raccogliere gli applausi della propria gente.

Sin dal primo giorno di gare, infatti, sono arrivati risultati che confermano quanto di buono fatto in questi anni.

L’oro di Manila Esposito e l’argento di Alice D’Amato nell’all around individuale hanno aperto le danze per il team azzurro, ma il pezzo forte della casa – da tempo ormai – è la prova a squadre.

Nella serata di domenica 5 maggio, gli Europei si chiuderanno proprio col team event, in cui l’Italia ha conquistato l’argento un anno fa.

Dalle più esperte come Martina Maggio fino alle giovanissime come Angela Andreoli, le Fate della ginnastica italiana non vogliono smettere di stupire. E di sognare, con Parigi sullo sfondo, per centrare un risultato storico solo sfiorato a Tokyo.

Manila Esposito, oro agli Europei di ginnastica artistica 2024 e il “sogno” chiamato Parigi

A 16 anni aveva esordito ad Antalya e oggi si ritrova sul tetto d'Europa. Manila Esposito, agli Europei di Rimini, si è consacrata a livello continentale vincendo l'oro nell'all around individuale, dedicando la medaglia "alla famiglia e ai nonni".

"Sicuramente quest'anno è andata meglio dell'anno scorso e sono riuscita a riscattarmi".

Da Torre Annunziata, in provincia di Napoli, si è ritrovata a Brescia con un gruppo che ha fatto la storia della ginnastica artistica italiana. E lei, da giovanissima, vuole dimostrare di essere all'altezza: "Stare in palestra con loro, con Vanessa Ferrari, è sempre una soddisfazione per me, perché è come se fossi alla pari loro".

Un amore, quello con la ginnastica, nato già da bambina: "Quando mi sono trasferita a Civitavecchia per il lavoro di mio papà. Fin da quando sono piccola, non sono mai stata ferma a casa, quindi mia mamma ha deciso di farmi provare un paio di sport. Poi sono entrata in palestra e da lì non sono più uscita".

Ora, il prossimo traguardo è fissato a Parigi, per i Giochi Olimpici, che non esita a definire "un sogno" per la sua carriera. "Penso sia un obiettivo di tutte, il più importante di quest'anno. Cercherò di dare il massimo per fare il meglio possibile".

Nell'individuale, ma anche con la squadra, perché se c'è qualcosa che rende speciale questo gruppo è l'unità: "Ci si aiuta sempre a vicenda, anche nei momenti difficili, c'è sempre una compagna pronta".

La forza di Alice D’Amato e il sostegno alla sorella Asia

Sorelle, bene o male, è come se lo fossero tutte, nella squadra azzurra di ginnastica artistica.

E sorelle, per davvero, lo sono Asia e Alice D'Amato. Non sorelle come le altre, ma gemelle. La loro storia, fatta di gioie e di lacrime, ha come filo conduttore la vicinanza continua, a sostegno l'una dell'altra.

Specie negli infortuni, come quelli che hanno tenuto fuori Asia per lungo tempo: "All'inizio - racconta Alice - quando mia sorella si è fatta male, è stato un duro colpo e la prima volta pensavo di viverla bene, mi sono messa in testa che comunque ero da sola e dovevo fare bene. In realtà, anche inconsapevolmente, quando lei non c'era, io la sua mancanza l'ho sentita".

Parole che riportano alla mente quanto accaduto nella giornata di giovedì 2 maggio, agli Europei di Rimini. Il dolore al ginocchio di Asia, il pianto di Alice a bordo pedana, con un argento continentale che passa quasi in secondo piano.

"Vincere in maniera diversa forse sarebbe stato molto meglio. Avrei preferito piuttosto non vincere nessuna medaglia, ma avere mia sorella a fianco. Non so più che dire, vorrei solo starle accanto. Spero per lei che non sia niente di grave e che si rimetta presto”.

Già prima degli Europei, d’altronde, aveva raccontato quanto fosse difficile tornare in palestra senza la sorella vicino: "Mi rendo conto che quando manca lei alle gare faccio meno bene. Spero che nelle prossime gare saremo insieme a a darci forza a vicenda. Rispetto a mia sorella sono stata sempre quella che sente di più le emozioni, spero di rendermi conto che credere in me stessa vale tanto e conta".

Qualcosa che condivide con tutto il resto del gruppo delle Fate: "Il nostro punto di forza della squadra è l'unione. Ci siamo trovate a 10 anni e abbiamo fatto tutto il percorso insieme. In altre nazioni è diverso. Noi abbiamo vissuto, pianto e riso tutto insieme e questo per noi è stato tanto".

Esperienza e spirito di gruppo: la ricetta perfetta di Martina Maggio

La coesione della squadra è chiaramente qualcosa che si vede, quando le Fate scendono in pedana. Ed è qualcosa che non si può improvvisare.

Il segreto? Essere tutte alla pari, come spiega la veterana del gruppo, Martina Maggio: "Facciamo molto gioco di squadra, non c'è una che ha un ruolo più importante delle altre. Ognuna di noi mette un piccolo tassello per completare quello che è proprio il nostro spirito".

"La cosa che ci piace rappresentare di noi, infatti, è proprio l'unione che abbiamo ed è il nostro punto forte".

Un gruppo che si consolida anche quando non c'è da allenarsi e da gareggiare. E lì sì che ognuna ha il proprio "ruolo", se vogliamo definirlo così: "Di solito quando partiamo per le trasferte c'è quella che trucca e sono io, c'è quella che pettina, c'è quella che mette la musica. Anche il pre-gara è molto importante".

Tutti dettagli che possono fare la differenza, per cercare di migliorare a Parigi 2024 il quarto posto ottenuto nella scorsa edizione dei Giochi Olimpici. Ma già esserci "sarebbe la ciliegina sulla torta" per Maggio.

"La seconda Olimpiade sarebbe un'esperienza da vivere in modo completamente diversa rispetto a Tokyo. Mi aspetto un'atmosfera molto bella, in una città stupenda come Parigi".

La gioventù di Angela Andreoli e l’obiettivo Olimpico di Elisa Iorio

Se le sorelle D'Amato e Maggio sono ormai delle veterane di questo gruppo, uno dei punti di forza dell'Italia è il mix che si è creato anche con le più giovani.

Angela Andreoli, classe 2006, ne è la dimostrazione per l'impatto che ha avuto sin da subito in squadra, agli Europei del 2023 ad Antalya: "Iniziare così di botto ad alto livello, è stata un'esperienza unica".

Da allora, per la giovane bresciana è cambiato tutto: "Ho capito che potevo dare qualcosa di più, anche di testa. Ho fatto un saltino in più. Per me questo passo significa tanto, perché ogni atleta lavora per l'obiettivo dell'Olimpiade".

Giochi Olimpici a cui sogna di prendere parte anche Elisa Iorio, che ha già vissuto l'esperienza degli EYOF del 2017: "A livello organizzativo assomigliava in parte molto in minimo a un un'Olimpiade, diciamo che le emozioni che si provano ai Giochi però non si provano in nessun'altra gara. Sarebbe la ciliegina sulla torta".

Ma anche per loro, ovviamente, tutto passa dal gruppo. E passa dai risultati di una squadra che non vuole smettere di lasciare a bocca aperta.

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