Fresco di titolo mondiale a Budapest 2023, Gianmarco Tamberi torna in pedana a Bellinzona, in Svizzera, a pochi giorni di distanza dalla tappa di Diamond League di Zurigo. Alle finali di Eugene, però, non ci sarà.
(Francesca Grana)
È stata una stagione da incorniciare per Gianmarco Tamberi. Dopo il titolo continentale centrato ai Giochi Europei 2023 di Cracovia, contribuendo alla vittoria dell'Europeo a squadre per l'Italia, il campione Olimpico di Tokyo 2020 ha trionfato ai Mondiali di atletica 2023 di Budapest.
Nei giorni scorsi è sceso in pedana a Zurigo in occasione della tappa di Diamond League 2023, chiudendo al quarto posto.
Oggi, lunedì 4 settembre, rimarrà in Svizzera per scendere in pedana a Bellinzona, in occasione del Galà dei Castelli, in quella che potrebbe essere la sua ultima gara stagionale. Subito dopo l'oro iridato di pochi giorni fa, l'atleta marchigiano ha infatti annunciato la sua assenza alle finali di Diamond League di 2023 di Eugene, negli Stati Uniti, previste per il 16 e 17 settembre.
Con l'annata che volge al termine, è ormai tempo di bilanci per lui. Lo straordinario cammino che lo ha visto protagonista negli ultimi due anni nasce dal grave infortunio arrivato nel 2016 a Montecarlo a poche settimane dai Giochi Olimpici di Rio che lo vedevano tra i favoriti per l'oro. Tokyo 2020, però, era nel suo destino. Se lo era scritto addirittura sul gesso, subito dopo l'operazione alla caviglia. Nel 2018, lo stesso infortunio tocca al rivale e amico qatariota di pedana Mutaz Barshim, con cui avrebbe poi diviso la medaglia d'oro in Giappone.
Con il "grande slam" completato, il Campione europeo, mondiale e Olimpico in carica della disciplina non si sente però ancora appagato.
Per Parigi 2024 vuole superare il suo record italiano di 2,39, mai più raggiunto dopo l'infortunio del 2016, e andare a prendersi il secondo oro a cinque cerchi della carriera. Ci proverà con lo staff e l'allenatore Giulio Ciotti, con cui è arrivato in cima al mondo poche settimane fa. Un gruppo di lavoro privo del padre Marco, con cui si è preso l'oro a Tokyo ma dal quale si è poi separato nel 2022.
Il capitano della nazionale azzurra di atletica leggera ha quindi trovato nuovi stimoli e, spinto anche dall'amore della moglie Chiara e di mamma Sabrina entrambe presenti a Budapest, guarda con ottimismo alla prossima stagione che lo porterà a difendere prima il titolo continentale agli Europei di Roma 2023 e poi quello Olimpico a Parigi 2024, dove se la vedrà con i suoi avversari "supereroi", come gli piace ricordare.
Di questo e molto altro ha parlato in conferenza stampa, e ai microfoni di Olympics.com, subito dopo la vittoria centrata in Ungheria.
Nel salto in alto ci vuole una forza mentale ancora superiore rispetto a quella fisica, soprattutto quando si compete contro i supereroi della disciplina. Un aspetto che Tamberi cura particolarmente e che gli ha permesso di rialzarsi dopo i momenti diffiicili della sua carriera e di conquistare il doppio oro Olimpico e iridato nel giro di due anni.
"Quello che più mi fa piacere è sentirmi dire che, quando conta, riesco a fare la differenza. Sono arrivato a Budapest con tanti punti interrogativi, a cominciare dalla condizione dei miei avversari. Il mio amico Mutaz Barshim è un extraterrestre. In riscaldamento ho saltato 2.30m e non l'avevo mai fatto prima. Credo che questo abbia destabilizzato alcuni di loro".
E i "giochi mentali" sono importanti anche nel pre gara, soprattutto quando è il momento di alzare l'asticella.
"In riscaldamento ho saltato 2.30 e non l'avevo mai fatto prima. Credo che questo abbia destabilizzato alcuni di loro. Nel salto in alto, la componente mentale è molto importante. Fin da piccolo non ho mai accettato la sconfitta, provo dolore quando perdo".
Il campione Olimpico in carica ha poi parlato del suo salto ritrovato e di un rischio appagamento che per ora sembra molto remoto.
"Sono riuscito a ritrovare il salto più proficuo per me. Dopo l'infortunio ho incontrato impedimenti fisici che hanno condizionato la mia tecnica negli anni successivi, senza riuscire a ritrovare il mio salto. È stato uno dei motivi della separazione con mio padre. Con il cambio di allenatore, mi sono preso ancora più responsabilità. Il rischio appagamento per me non esiste, perché voglio vincere sempre".
Con il "grande slam" appena completato, è tempo di paragoni eccellenti per l'atleta classe 1992.
"Il mio nome è stato accostato a leggende dell'atletica italiana come Pietro Mennea e Sara Simeoni. Per il momento penso solo a dare il massimo per raggiungere i miei obiettivi. A fine carriera vedremo dove sarò collocato".
A Olympics.com, in merito ai traguardi raggiunti con il padre ed ex allenatore, ha aggiunto "Una buona parte di tutto questo è dovuta a lui, che mi ha insegnato a saltare. Ci sono tante persone attorno a me che fanno parte del team e con le quali voglio condividere la vittoria del Mondiale".
Il capitano azzurro "vede" i 2.40m come il prossimo obiettivo.
"Non penso sia impossibile eguagliare il record del mondo (2.45) di Javier Sotomayor, ma è un obiettivo molto complicato e lontano a oggi. Non lo metto tra i miei traguardi principali. Prima bisogna arrivare a 2.40, perché quest'anno ho dimostrato di valerli. Non ci sono riuscito, ma manca ancora un anno ai Giochi Olimpici. Mi sento un 'ragazzino' in grande crescita".
Sollecitato dai giornalisti, Tamberi ha poi spiegato il modo in cui vive le gare e trasmette le sue emozioni al pubblico presente, anche in trasferta.
"Quando sono in pedana, io voglio sentirmi come se fossi a casa mia. Voglio vivere il momento ed essere me stesso. Se mi metto a suonare la batteria, non è per fare uno show fine a sé stesso. Quando si vive il momento c'è più energia, che viene poi trasferita al pubblico. È bello vedere lo stadio che mi accompagna durante ogni mia gara come se giocassi sempre in casa".
A Olympics.com ha poi dichiarato che "Condividere le proprie emozioni con qualcuno che prova le tue stesse sensazioni è fantastico. Ripensando a Tokyo 2020, se solo uno tra me e Barshim avesse vinto l'oro non sarebbe stata la stessa cosa".
Durante la finale di Budapest, Gimbo si è caricato grazie alla presenza in tribuna di mamma Sabrina e degli amici più cari.
"Ho cercato più volte lo sguardo di mia mamma durante la gara. Lei, come i miei amici presenti allo stadio a Budapest, riesce a darmi energia. È stato bellissimo avere al mio fianco le persone più importanti per me e, per fortuna, sono riuscito a ripagarli".
Il neo Campione del mondo, sposato da un anno con Chiara Bontempi, ha parlato anche del suo desiderio di paternità. Un progetto che dovrà però rimandare.
"Non è un tabù. Io e Chiara stiamo insieme da 14 anni e ne abbiamo parlato più volte. Penso però che, per ora, sia un desiderio che vada messo da parte se si vuole puntare a obiettivi più grandi. Se avessi in casa una "piccola Chiara", la mia priorità diventerebbe lei e non lo sport. Io devo cercare di fare sempre qualcosa in più per stare davanti ai miei avversari, che hanno sempre qualcosa in più di me. La mia priorità è Parigi 2024".
Sulla possibilità di vincere il secondo oro a cinque cerchi, ai microfoni di Olympics.com ha poi aggiunto "Ogni sfida ti fa andare oltre i tuoi limiti. Sarebbe un sogno vincere due medaglie d'oro ai Giochi Olimpici. Lavorerò duro e farò 'all-in' su questo obiettivo".
Il capitano della nazionale azzurra di atletica ha sottolineato come il salto in alto sia uno sport altamente traumatico. Questo influisce anche sull'evoluzione tecnologica delle scarpe.
"Le nuove scarpe che fanno fare cose strabilianti in altre discipline, mentre nella nostra non sono state ancora introdotte perché è piuttosto traumatica. A oggi, stiamo saltando con la stessa tecnologia esistente già da tanti anni".
L'incidenza degli infortuni tra i migliori al mondo, dal 2016 in poi, è stata altissima.
"Quando ci si spinge al limite, è più facile farsi male. Dal 2016 al 2018, i primi 10 al mondo hanno tutti subìto interventi chirurgici. Di quei 10, solo io e Barshim siamo riusciti a ritornare al livello precedente, mentre gli altri no. È difficile mantenere lo stesso livello altissimo per oltre un quadriennio. Solamente Barshim lo sta facendo ormai da 12 anni".
"Io portabandiera a Parigi 2024? Sarebbe un onore. Dopo l'infortunio nel 2016 avevo gli incubi" - Gianmarco Tamberi, Budapest 2023
L'atleta marchigiano non si tirerebbe di certo indietro se venisse scelto come portabandiera ai Giochi Olimpici di Parigi 2024.
"Sarebbe il coronamento della mia carriera. Ho un bellissimo rapporto con Giovanni Malagò (presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, ndr). Ci mette sempre nelle condizioni ideale per farci praticare sport al meglio. Se toccherà a me non lo so. Ci sono anche tanti altri atleti titolati a diventarlo".
Guardando indietro all'infortunio del 2016 che gli ha fatto saltare Rio 2016, ripensa ai momenti difficili e alla grande forza interiore ritrovata per superarli.
"Se non mi fossi fatto male nel 2016 a Monaco e se a Rio le cose fossero andate come speravo, non so come sarebbe andata avanti la mia carriera. Di notte avevo gli incubi, pensando di non tornare a fare ciò per cui avevo lavorato tanto. Lì però ho scoperto di avere tanta forza interiore. Ora sono tornato a divertirmi, facendo i sacrifici necessari con molta più serenità".
Tamberi ha escluso la partecipazione alle finali di Diamond League 2023, in programma il 16 e 17 settembre a Eugene, negli Stati Uniti.
"Dopo le gare di Zurigo e Bellinzona, la mia idea è quella di non partecipare alle finals. Il prossimo anno sarà molto importante, a cominciare dagli Europei di Roma. Una finale fatta a settembre dall'altra parte del mondo, a fine stagione, rischia di lasciare strascichi e di portare più rischi che benefici in vista della preparazione verso Parigi 2024".
"Se la mia vita fosse un film, il titolo sarebbe 'Fino alla Fine'", ha infine concluso ai microfoni di Olympics.com.