Da Tokyo a Tokyo: ricordando i Giochi Paralimpici Estivi di Tokyo 1964

A poche ore dall'accensione della Fiamma Olimpica delle Paralimpiadi di Tokyo 2020, facciamo un passo indietro e ripercorriamo la prima volta che il Giappone ha ospitato l'evento, nel 1964.

Sono passati quasi 57 anni dai Giochi Paralimpici di Tokyo 1964.

Svoltisi nell'arco di cinque giorni - dall'8 al 12 di novembre - quelli giapponesi furono i secondi Giochi Paralimpici dopo Roma 1960 e i primi in cui venne utilizzato il termine "Paralimpico".

Quell'edizione ha lasciato un'eredità molto forte nel movimento e nella comunità degli sport Paralimpici in Giappone, anche perché sono stati i primi Giochi Paralimpici in Asia.

Benvenuti a Tokyo 1964

La Cerimonia di Apertura di Tokyo 1964 ha visto sfilare 378 atleti provenienti da 21 paesi, di cui 53 atleti dal Giappone.

La cerimonia iaugurale si è tenuta all'Oda Field, nel villaggio degli atleti, e tra i 5.000 spettatori in festa c'erano i patroni dei Giochi, Sua Altezza Imperiale il Principe Akihito e la Principessa Michiko.

Dopo il giuramento Paralimpico prestato da AONO Shigeo, sono state liberate 500 colombe per celebrare l'Apertura dei Giochi.

Le Paralimpiadi hanno messo in campo nove sport tra cui tiro con l'arco, atletica leggera (compreso la corsa in sedia a rotelle di 60 m maschile e femminile, nella sua prima partecipazione alla rassegna), freccette, biliardo, nuoto, tennis tavolo, sollevamento pesi, basket in sedia a rotelle e scherma in sedia a rotelle, le cui gare si sono svolte in sei sedi della città.

È stato un evento davvero storico per gli atleti giapponesi che hanno potuto competere al fianco dei colleghi internazionali, cercando di cambiare la percezione delle disabilità nel proprio paese.

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La seconda, ufficiosa, Cerimonia di Apertura di Tokyo 1964

I Giochi Paralimpici sono stati un successo eccezionale e il medagliere finale ha visto gli Stati Uniti in testa con 123 medaglie, 50 delle quali d'oro. Secondo posto per la Gran Bretagna, seguita da Italia e Australia.

Tuttavia, dopo la Cerimonia di Chiusura, migliaia di persone si sono riunite di nuovo per quella che in Giappone venne considerata come la "seconda parte delle Paralimpiadi". Appena un giorno dopo la fine di Tokyo 1964, 480 atleti provenienti dalle 47 prefetture del Giappone, dall'estremo nord di Hokkaido e dall'estremo sud di Okinawa, oltre alla Germania Ovest - l'unica squadra straniera a prendere parte - si sono riuniti per un evento non ufficiale.

Vennero disputati altri 36 eventi a cui potevano poartecipare anche atleti e atlete con disabilità uditive, visive e fisiche, dal momento che Tokyo 1964 (noto anche come 13th International Stoke Mandeville Games) comprendeva solo gare per persone affette da lesioni spinali.

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Le Paralimpiadi di Tokyo 1964: un'edizione pioniera

L'uomo che ha portato lo sport Paralimpico nella mappa del Giappone

NAKAMURA Yutaka è il padre del Movimento Paralimpico giapponese. Chirurgo ortopedico della prefettura di Oita, è stata una figura determinante per portare le Paralimpiadi in Giappone, nel 1964.

Nakamura entrò in contatto con il dottor Ludwig Guttmann, un neurologo di origine tedesca che operava inserendo lo sport nella riabilitazione per pazienti con lesioni del midollo spinale nel Regno Unito, e rimase colpito da questo approccio e dalle differenze rispetto ai trattamenti utilizzati in Giappone. All'epoca, tra l'altro, la riabilitazione non era una pratica diffusa.

Rientrato in Giappone, determinato a mettere in pratica ciò che aveva imparato in Europa, iniziò a progettare la prima competizione atletica su vasta scala in Giappone per persone con disabilità. Non mancarono le critiche e pressioni nei confronti del suo lavoro, ma per Nakamura, quella di portare i Giochi Paralimpici a Tokyo, finì col diventare la missione della vita.

Anche dopo il successo dei Giochi Paralimpici di Tokyo del 1964, Nakamura ha continuato a dedicare la propria vita agli sport Paralimpici, con l'obiettivo di integrare le persone con disabilità nella società, non solo nella sua nazione d'origine, ma in tutto il mondo.

Il suo nome e la sua opera continuano a vivere, in particolare nella sua prefettura di Oita, dove i cittadini sono orgogliosi della loro storia para-sportiva.

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The man who dedicated his life to putting Para sports on the map: The Paralympic Games transform the region (Vol. 2)