Cenerentole Olimpiche: come uno stuccatore britannico è diventato il famoso saltatore Eddie the Eagle

Olympics.com vi riporta indietro nel tempo, a storie di atleti che, pur non essendo in lizza per l'oro alle Olimpiadi, hanno conquistato il cuore dei fan. Il nostro primo eroe è il saltatore con gli sci britannico Michael Edwards, meglio noto come “Eddie the Eagle” (Eddie l’aquila).

di Indira Shestakova
Foto di Getty

Eddie Edwards è stato il primo concorrente a rappresentare la Gran Bretagna nel salto con gli sci alle Olimpiadi. Finì ultimo in entrambe le gare (70m e 90m) ai Giochi Invernali di Calgary del 1998, ma divenne lo stesso famoso. Scopri di più sul leggendario olimpionico la cui epopea è stata raccontata da Taron Egerton nel biopic “Eddie the Eagle”.

Eddie the Eagle: una storia vera

Eddie Edwards avrebbe potuto diventare un normale stuccatore, come suo padre e molti altri parenti prima di lui. Ma voleva di più e sognava di andare alle Olimpiadi. Questo ragazzo non ha mai avuto paura delle sfide fin dall’infanzia. All'età di 12 anni, giocando a calcio, si ferì a un ginocchio e gli ci vollero due anni per recuperare del tutto. In seguito, questo non ha impedito a Eddie di diventare un eccellente sciatore capace di entrare nella squadra nazionale britannica. La sua ambizione era di partecipare alle Olimpiadi del 1984 a Sarajevo nella squadra di sci alpino, ma purtroppo non riuscì a qualificarsi.

Allora Edwards tirò fuori un’intuizione folgorante: avrebbe avuto più possibilità di andare ai Giochi nella disciplina del salto con gli sci, anche perché in quel momento non c'era in giro neanche un saltatore inglese.

Eddie non era scoraggiato dal fatto che avrebbe dovuto imparare un nuovo sport perché aveva un grande sogno da conquistare: i Giochi Olimpici di Calgary del 1988. Prepararsi per la competizione più importante della vita non affatto fu facile.

Edwards girava per il mondo, accettava qualsiasi lavoro occasionale e riusciva a malapena a sbarcare il lunario. Una volta, a causa della mancanza di denaro per un alloggio alternativo, dovette addirittura stare in un ospedale psichiatrico in Finlandia, dove lavorava anche uno degli allenatori della squadra locale (e, stranamente, è qui che Eddie ricevette la conferma di essere entrato nella squadra Olimpica britannica). Ma nulla poteva fermarlo sulla strada verso il suo sogno e la futura aquila ha continuato ad allenarsi duramente.

Eddie Edwards a casa sua a Cheltenham, Inghilterra
Foto di Getty

È arrivato ultimo ai Campionati del mondo del 1987. Ma alla fine i suoi sforzi furono coronati dal successo: Eddie Edwards finì in qualche modo per soddisfare lo standard Olimpico saltando quasi 70 metri, e la performance gli permise di essere il primo concorrente a rappresentare la Gran Bretagna nel salto con gli sci alle Olimpiadi.

Eddie Edwards in una conferenza stampa ai Giochi Olimpici di Calgary 1988
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Calgary 1988 ha reso Eddie the Eagle una vera star

Quando l'atleta volò a Calgary, lo aspettavano i suoi fan con un enorme striscione con scritto “Benvenuto Eddie the Eagle”. È così che Edwards ha ottenuto il suo soprannome. La gente e i media di tutto il mondo erano affascinati dal britannico con gli occhialoni da sci rosa sopra i suoi spessi e buffi occhiali, che non aveva nemmeno i soldi per comprarsi gli sci e l'attrezzatura.

Eddie Edwards con i media dopo l'evento sul trampolino da 90 metri a Calgary 1988
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Finì ultimo in entrambe le gare dai trampolini di 70 e 90 metri, ma stabilì il suo record personale e quello britannico di 73,5 metri in uno dei suoi salti. Eddie aveva espresso alla perfezione l'idea del fondatore del moderno movimento Olimpico, Pierre de Coubertin, che aveva detto che la cosa più importante nei Giochi Olimpici non è vincere ma partecipare. Il presidente del Comitato Organizzatore, Frank King, menzionò persino Eddie durante la Cerimonia di Chiusura.

"Avete catturato i nostri cuori e ci avete riempito di ricordi. Avete battuto record mondiali e avete stabilito molti dei vostri record personali. Alcuni di voi si sono persino alzati in volo come un'aquila"

– ha detto Frank King.

L'atleta stesso parla con umorismo di questo paragone fantasioso.

"Mi piacerebbe dire che ho volato come un'aquila, ma probabilmente ero più simile a uno struzzo"

– ha raccontato al Guardian.

La vita Olimpica di Eddie nel salto con gli sci non durò a lungo. Poco dopo Calgary, fu istituita la cosiddetta “Eddie the Eagle Rule”, che impediva l'accesso ai Giochi agli atleti che non avessero precedentemente dato prova di sé ai Campionati mondiali ed europei. Questo, oltre a numerosi infortuni, non ha permesso al britannico di qualificarsi per altre edizioni dei Giochi Olimpici. Ma la cosa più importante fu che Eddie raggiunse il suo obiettivo e dimostrò che anche i sogni più smisurati a volte possono tradursi in realtà. E dopo l'uscita del film Eddie the Eagle nel 2015, una nuova generazione ha imparato a conoscerlo. E chissà, magari a trarre ispirazione da questa storia incredibile – come milioni di fan hanno fatto 33 anni fa.