Da Atene 2004 a Parigi 2024, Pozzecco sogna un anniversario... d'oro: "Essere ai Giochi Olimpici è qualcosa di unico" | Prima parte

L'Italia del basket si prepara per il Mondiale e va alla ricerca di un pass Olimpico per Parigi 2024, a vent'anni esatti dall'argento di Atene 2004. Gianmarco Pozzecco, salito sul podio in Grecia e oggi c.t. degli azzurri, scava nel passato: dall'idolo Drazen Petrovic fino all'atmosfera del Villaggio Olimpico, il coach racconta a Olympics.com com'è cambiata la sua vita dal campo alla panchina.

12 minDi Benedetto Giardina
Gianmarco Pozzecco

(2022 Getty Images)

Da Atene a Parigi. Quasi 2.900km… in 20 anni. Quelli che il basket italiano sta percorrendo in attesa di un altro sogno.

C’era ad Atene 2004, Gianmarco Pozzecco. Vuole esserci anche a Parigi 2024, in quei Giochi Olimpici che fanno parte della storia cestistica dell’Italia.

L’argento brilla ancora in casa del coach della nazionale, alla ricerca di un pass Olimpico al Mondiale che per gli azzurri inizierà dalle Filippine, dal 25 agosto al 10 settembre.

Un obiettivo non semplice, ma la squadra italiana ha già dimostrato di potersela giocare con tutte. Sia a Tokyo 2020 che agli scorsi Europei.

E per Pozzecco, può essere l’occasione di rivivere l’atmosfera Olimpica di vent’anni fa. Straordinaria tanto sul campo quanto fuori.

Gianmarco Pozzecco e l'argento di Atene 2004: "Quell'Italia è andata oltre i propri limiti"

“L’Olimpiade è l’unica competizione che ti cambia la vita anche solo partecipando. È l’unica manifestazione in cui puoi vantarti di aver partecipato anche senza vincere o salire sul podio”.

Solo che Pozzecco, sul podio, ci è salito.

Da giocatore, con una delle squadre italiane più forti di sempre: lui e Bulleri da play, un Gianluca Basile monumentale (soprattutto in semifinale con la Lituania), poi Matteo Soragna, Gianluca Galanda e sotto canestro Denis Marconato, guidati da Carlo Recalcati.

“La nazionale del 2004 era un gruppo di giocatori sicuramente di buon talento, ma che grazie soprattutto ad una capacità di emozionarsi e di andare oltre i propri limiti, è riuscita a fare più di quel che ci si aspettava”.

Una ricetta che il Poz vuole riproporre con i suoi ragazzi: “L’unico modo per riuscire a stupire, nel mondo dello sport, è affidarsi ai giocatori come Basile che riesce a tirare da 10 metri in una semifinale Olimpica, dove magari qualcuno ha paura di tirare da sei metri”.

Questione di responsabilità. Da giocatore, in una carriera professionistica chiusa esattamente 15 anni fa (il 15 maggio 2008, gara 3 di play-off tra Avellino e la “sua” Orlandina), Pozzecco ne ha prese tante: “Una volta dissi una cosa che poteva sembrare banale: se devo giocare da playmaker classico, preferisco scendere in Serie B a fare trenta tiri”.

Anche per questo, il suo rapporto con la nazionale non è mai stato continuo: “Una volta Tanjevic mi disse, ‘sai, io avevo Carlton Myers’… io adoro e amo alla follia Tanjevic, chiaramente in quel momento meno, ma lo rispetto tanto perché è stato onesto con me. Se tra me e Myers scegli Myers è una cosa che reputo sacrosanta”.

Il Villaggio Olimpico di coach Pozzecco: dalle amicizie nella boxe al tennistavolo

Proprio per questo Atene 2004 ha avuto un sapore diverso per Pozzecco. Perché nelle grandi cavalcate agli Europei del 1999 e del 2003, lui non c’era.

“Quando il coach ha riunito la squadra per comunicare che saremmo rimasti io e Garri - prosegue - mi misi a piangere in camera raccontandolo ai miei. Ecco, i Giochi Olimpici sono questo. Un obiettivo che tutti gli sportivi hanno”.

Un'esperienza nata ben prima di approdare in Grecia, perché quell'Italia diede prova della sua grandezza già nelle amichevoli. Soprattutto nella magica serata del 3 agosto 2004 a Colonia, in Germania: Italia-USA 95-78. Un antipasto Olimpico contro un giovanissimo LeBron James e compagni.

A vedere il Prescelto ancora in campo ai massimi livelli con i Los Angeles Lakers, quasi 20 anni dopo, il c.t. azzurro non si stupisce: “Se mi chiedi chi è il più forte giocatore di sempre, non penso a lui. Però giocandoci contro, mai prima e mai dopo mi è capitata questa cosa qua: la forza fisica di un pivot con la velocità di un playmaker, è qualcosa che non ho mai visto prima e non ho più visto dopo”.

Ma i Giochi Olimpici non sono solo basket. Se c’è una cosa che ha fatto ad Atene, Pozzecco, è stata proprio godersi l’atmosfera a Cinque Cerchi in tutti gli sport: “All’interno del Villaggio Olimpico ad Atene funzionava così, la mattina chiedevi quali biglietti fossero disponibili per andare a vedere le altre discipline”.

È così che nascono amicizie rimaste salde nel tempo: “Gli unici ad andare in giro eravamo io e Roberto Gioni, l’osteopata della nazionale. Andavamo a vedere tutto: dal pugilato, perché avevamo fatto amicizia con Francesco Damiani, Roberto Cammarelle e Clemente Russo, fino al tennistavolo. È un’opportunità pazzesca, siamo andati a seguire la partita di un ragazzo croato, uno dei più forti al mondo (Zoran Primorac, ndr), che poi ho avuto modo di rivedere a Zagabria a casa di Veljko Mrsic".

Sognando Drazen Petrovic: le avventure da sportivo di Pozzecco

Ma d’altronde, il Poz è da sempre uno sportivo a tutto tondo

Ha iniziato col calcio. Poi, qualche volta, ha provato anche a cimentarsi col tennis, insieme all’amica Flavia Pennetta: “Una volta ci ho giocato contro. A un certo punto ho pensato ‘sai che non sono neanche così male?’. Poi però ha spostato la racchetta dalla mano sinistra alla mano destra...”.

Decisamente meglio con una palla da basket in mano, quella che lo accompagna sin da quando era ragazzino: “Andavo in campeggio in Croazia e tutti giocano come Drazen Petrovic, passandosi la palla tra le gambe e con la lingua di fuori. Non sono diventato Petrovic, ma sono stato condizionato da lui".

Il riconoscimento più bello, non a caso, è arrivato proprio a Zagabria: “Ad un certo punto mi si avvicina una signora, che poi ho avuto la possibilità di conoscere molto meglio, che mi disse che vedendomi giocare le sembrava di rivedere Drazen. Era sua mamma. Ai tempi mi commuovevo molto meno, ma mi commossi”.

Pozzecco e i fratelli Antetokoumpo: un abbraccio che parte da lontano...

Oggi Pozzecco lascia decisamente più spazio alle emozioni.

Qualche volta lo ha dato a vedere in campo. Altre volte nel tunnel degli spogliatoi, come quando è saltato addosso a Giannis Antetokounmpo, euforico per la vittoria dei suoi contro la Serbia agli Europei.

“Ho visto quella fase della partita nello spogliatoio con un amico spagnolo conosciuto a Formentera, Santi, che vive a Berlino perché lavora nel settore giovanile dell’Alba”.

“Ho incrociato Antetokoumpo, ma poteva essere chiunque, sarei saltato addosso anche a Calathes, Sloukas o Itoudis. Mi è capitato lui, l’ho visto pronto e l’ho abbracciato. Gli ho detto ‘I love you’ e lui in greco mi ha mandato a quel paese…”.

Tutto, ovviamente, nella più totale incredulità del cestista dei Milwaukee Bucks, che però qualche giorno dopo lo ha persino ringraziato: “Lo incrociai dopo in ascensore - racconta Pozzecco - ed è stato carinissimo, mi ha detto di non preoccuparmi, anzi, che gli ho dato energia positiva perché prima delle partite è sempre teso e l’ho messo di buon umore”.

Lo incontrerà di nuovo ad Atene, per il Torneo dell’Acropoli, che vedrà in campo la Grecia, appunto, insieme all’Italia e alla Serbia, dall**’8 al 10 agosto**. E con lui, rivedrà anche un altro Antetokoumpo, conosciuto ben prima di quell'abbraccio: “A Varese ho sentito suo fratello, Thanasis, perché lo volevo in squadra, ho un buon rapporto con lui e la sua è una bella famiglia. È carino lui, sono carini i fratelli, non conosco i genitori ma devono essere delle persone splendide. Per raggiungere questo livello, poi, il talento non basta, devi essere anche una bella persona".

Papà Pozzecco e i suoi 12 figli: com'è cambiata la vita con la nascita di Gala

Un concetto chiave, quello di famiglia. Nella sua squadra e non solo.

Da qualche mese, intanto, Pozzecco può dire di trattare i suoi giocatori come figli con cognizione di causa, dato che a febbraio la moglie Tanya ha dato alla luce la piccola Gala.

"Oggi posso finalmente dire che i 12 giocatori li tratto come dei figli. Prima tutti mi chiedevano come potessi dire una cosa del genere, oggi lo so, perché ho una figlia ed è una cosa meravigliosa. È una cosa estremamente diversa da tutte le altre. Una volta Bobo Vieri mi disse che avere un figlio è meglio di fare 20 gol in un derby a San Siro, è vero. È un amore non paragonabile ad altri, però mi sono reso conto che il legame che ho con i miei giocatori è molto simile. Poi chiaramente mia figlia la prendo in braccio e mi addormento con lei, con Gigi Datome farei un po’ più fatica…”.

Battute a parte, l’ambiente azzurro è quello che tutti gli allenatori vorrebbero avere nelle proprie squadre. E Pozzecco vorrebbe includere al più presto le giovani leve che stanno emergendo:

“Sono andato a vedere l’under 15 e l’under 16, mi sono reso conto che abbiamo davvero una buonissima base della base. Mi piacerebbe far vivere a questi ragazzini questa sorta di famiglia”.

Fontecchio e gli altri: il gruppo di Pozzecco per il Mondiale

E come in ogni famiglia, nei momenti difficili ci si stringe tutti insieme.

Pozzecco e i suoi ragazzi lo hanno fatto, agli scorsi Europei, quando Simone Fontecchio ha sbagliato due tiri liberi pesantissimi nel quarti di finale con la Francia: “Io adoro Simone. Lo adorano i suoi compagni di squadra, il presidente, sua moglie e sua figlia, perché è un ragazzo adorabile. Al di là di come sia finito l’Europeo, l’unica cosa reale è che Simone ha dominato in tutte le gare che ha giocato, è stato un leader silenzioso e sta mettendo in piedi una carriera da numero uno. Uno dei giocatori più forti in assoluto della pallacanestro italiana penso sia Gallinari e credo che lui sia quello più vicino a lui”.

Non un nome a caso, quello del Gallo. Perché Danilo Gallinari viene da una stagione saltata per intero a Boston e la sua presenza al Mondiale è tutt’altro che certa. Però i veterani, alla maglia azzurra, non intendono rinunciare.

Per il Poz, sarà un piacevole problema da affrontare: “Tutti vogliono venire in nazionale. Questi ragazzi, da Belinelli a Datome a Gallinari, in questi anni hanno dato tutto quello che potevano dare. Dovrò fare delle scelte dolorosissime”.

Mentre il sogno di avere a disposizione il miglior rookie NBA, Paolo Banchero, è diventato sempre meno concreto nelle ultime settimane:

“Tutta la Federazione, dal presidente Petrucci a Trainotti, Bertè e Fois, ci ha creato questa opportunità.

"Era per certi versi impensabile che un giocatore così forte possa giocare per la nazionale, ma starà a lui decidere cosa sarà meglio. In questo momento ho altri giocatori e devo preoccuparmi di quelli che ho. Ma sono sereno perché ho ragazzi che tengono davvero alla maglia azzurra". Pozzecco su Paolo Banchero.

Italia al Mondiale di basket 2023: le speranze degli azzurri

Un gruppo che ha dato prova di potersela giocare ad armi pari con chiunque, anche con le nazionali più quotate.

La vittoria sulla Spagna all’ultimo turno di qualificazione al Mondiale può lasciare il tempo che trova, dato che entrambe le nazionali avevano già il biglietto pronto.

Il successo sulla Serbia di Nikola Jokic e la tiratissima partita con la Francia di Rudy Gobert agli scorsi Europei, invece, sono due punti di partenza per un’Italia senza paura.

“Questa nazionale - conclude Pozzecco - ha il grande merito di aver dimostrato di essere competitiva e dobbiamo continuare ad esserlo”.

Il primo appuntamento è il 25 agosto con l’Angola. Poi due giorni dopo tocca alla Repubblica Dominicana e il 29 agosto contro i padroni di casa delle Filippine, sempre a Manila. Tre partite da cui passano i sogni Mondiali dell’Italia e le speranze Olimpiche degli azzurri, con due quote da assegnare per l'Europa.

Vent’anni dopo l’argento di Atene 2004, c’è un posto a Parigi 2024 da inseguire.

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