Foto di Mattia Ozbot
Quando il 26 luglio avete ammirato lo spettacolo delle barche sulla Senna per la Cerimonia d’Apertura di Parigi 2024, c'erano tutte le bandiere di tutte le nazioni rappresentate ai Giochi. Eppure, ci sarebbe potuta essere anche una bandiera dei pirati.
L’abbiamo vista tante volte, insieme ad un inconfondibile cappello di paglia e un sorriso contagioso, di chi sa che i propri limiti sono ancora tutti da scoprire.
La caccia al tesoro più grande è già cominciata e il capitano di questa ciurma è un atleta dai mille talenti: corre, ma quando lo fa deve anche saltare, ed è talmente veloce da poter dar man forte alla staffetta.
Qualcuno si ostina ancora a chiamarlo Lorenzo Simonelli, ma ormai lo sanno tutti che il suo vero nome è Luffy. E diventerà il re dei pirati, magari già solcando il fiume parigino.
Il suo obiettivo? Uno scrigno pieno di medaglie, da condividere con il resto di un equipaggio che ha già portato l’atletica italiana a livelli mai visti prima.
“Penso che il messaggio l'ho dato io, ma anche tutta la nazionale agli Europei con 24 medaglie e 11 ori”, ha raccontato l’oro continentale dei 110m ostacoli a Olympics.com.
“Non è mai successo nella storia, stiamo parlando di cose serie. Per le Olimpiadi abbiamo dato un messaggio molto grande: l'Italia c'è e io ci sono”.
Quando ha fatto esplodere di gioia lo Stadio Olimpico di Roma per la vittoria dell'oro Europeo, Simonelli ha corso i 110m ostacoli come nessun altro italiano prima di lui.
Quel 13.05 impresso sul tabellone era pure il secondo miglior tempo dell'anno, al momento, rimasto comunque in top 5 dopo i Trials statunitensi vinti da Grant Holloway.
Se però gli si chiede quale sia il suo obiettivo per Parigi 2024, il 22enne nato a Dodoma non vuole porre limiti all’immaginazione: “Ho tanta voglia di fare e tanta voglia di vincere”.
È un fuoco che arde dentro da una data ben precisa: 1° agosto 2021, il giorno in cui il mondo ha scoperto che generazione di atleti è venuta fuori dall’Italia, quello degli ori Olimpici di Marcell Jacobs e Gianmarco Tamberi a Tokyo 2020.
Simonelli, giusto un mese prima, vinceva il bronzo agli Europei U20 di Tallinn. Ma lì è scattata una scintilla.
“Allora non ci pensavo, ma quando ho visto correre Jacobs, Tortu, la staffetta, i marciatori... ho detto, un giorno voglio arrivarci anche io. Tallinn è stato l’inizio di questo percorso”.
Una strada lunga che lo ha portato fino a Parigi 2024, ai suoi primi Giochi Olimpici, che attende con l’emozione di chi li aspetta da una vita: “Sono veramente molto emozionato – ammette l’azzurro - non vedo l'ora di andare lì al villaggio Olimpico e godermi quell'atmosfera magica, perché lo sarà sicuramente, con tutti gli sport... deve essere qualcosa di veramente molto bello”.
“E non vedo l'ora di essere in gara, di dare il massimo, perché voglio assolutamente dire la mia a Parigi”.
E dire che l’amore per l’atletica non è sbocciato subito, per il primatista italiano dei 110m ostacoli.
Se si parla di primi passi nel mondo dello sport, infatti, Lorenzo Simonelli ha iniziato in tutt’altra disciplina: “Ho sempre fatto nuoto, poi ha aperto una società sportiva vicino casa e papà ha chiesto a me e mia sorella se volessimo provare”.
Ed è andata come meglio non poteva: “È stato divertente fin da subito e questo amore per l'atletica è andato a crescere sempre di più. Fino ad arrivare in cima all'Europa”.
Un rapporto sempre stretto, con la sua famiglia, che gli ha aperto le strade verso lo sport e non solo.
“Papà è un antropologo, ha lavorato per dieci anni in Tanzania e in questi dieci anni ha conosciuto mia mamma. Da lì, sono nato io. Ha sempre avuto la passione per lo studio delle culture e me l'ha un po' trasmessa, devo dire che anche io mi ritengo un ragazzo molto curioso”.
La curiosità porta sete di conoscenza e quando si vuole conoscere, si viaggia e si legge.
Simonelli fa entrambe le cose, leggendo fumetti e viaggiando con la fantasia, che lo accompagna sempre in pista ad ogni gara.
Lo abbiamo visto festeggiare con la sua immancabile bandiera dei pirati e il cappello di paglia, perché si identifica in Luffy, il protagonista del manga One Piece, ovviamente il suo preferito.
Ma un pirata, da solo, non può compiere nessuna impresa. Lo sa anche lui, che infatti ha già in mente quale possa essere il suo equipaggio perfetto.
“Io sono Luffy, e questo direi che s’è capito”.
Accanto al capitano, due fedeli scudieri. Il primo, Zoro, “è Marcell [Jacobs], quello più intimidatorio, in senso positivo. Non è gradasso, ma spaventa. Arrivi lì, ti trovi questo atleta che ha l’oro Olimpico in 9.80...”.
Poi c’è la compagna di mille avventure e nel suo caso, anche di allenamenti, avendo lo stesso coach: “Zaynab [Dosso] è Nami, hanno quasi gli stessi capelli”.
Immancabile, ovviamente, Gianmarco Tamberi, che della nazionale d’atletica è il capitano e in questo vascello di pirati... quasi: “Come carattere sarebbe Luffy, sotto pressione diventa dieci volte più forte, poi è di gomma... ma siccome Luffy sono io lo vedo un po' più come Sanji”.
E a completare la ciurma, un po’ di mistero, che magari gli appassionati del manga e dell’anime riusciranno a cogliere: “Bobby Rigali è Usopp, se mai dovesse leggere l'intervista capirà e si metterà a ridere”.
La risata di chi vuole partire alla caccia del tesoro più prezioso: quelle medaglie con un pezzo di Torre Eiffel dentro, un forziere che Capitan Luffy e i suoi vogliono riempire come mai prima d’ora.
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