Arianna Fontana senza limiti: testa a Beijing 2022, cuore a Milano Cortina 2026

Arianna Fontana ha perso il conto dei successi e delle gare di short track, ma i suoi passaggi ai Giochi Olimpici Invernali li ricorda molto bene. A segno in 5 Olimpiadi su 5, come la fondista Gabriella Paruzzi, mentre il primato assoluto negli sport bianchi spetta ad Armin Zoeggeler, con 6 podi in 6 Giochi.

di Gisella Fava
Foto di 2022 Getty Images

Arianna Fontana è diventata l'atleta più medagliata nella storia dello short track Olimpico. Alla prima gara della sua quinta Olimpiade, la valtellinese ha vinto l'argento con i compagni della staffetta mista salendo così a quota 9 podi personali in una rassegna a cinque cerchi. Mai nessuno prima di lei aveva tagliato questo traguardo nella disciplina.

I suoi impegni a Beijing 2022, però, non sono ancora terminati.

Una chiacchierata con l’azzurra senza tempo, sulla sua passione per lo short track, la nuova stagione con base Bormio, e cosa significano per lei i Giochi Invernali, del passato e del futuro.

Scopri tutte le gare di Arianna Fontana a Beijing 2022.

Arianna Fontana
Foto di Getty Images

OC: Cosa è cambiato nella disciplina da quando hai iniziato, c'è stato qualcosa a cui ti è costato particolarmente adattarti?

AF: Lo sport è cambiato tanto rispetto al 2006. È cambiato il modo di pattinare, l'attrezzatura, le velocità, quindi proprio il modo di gareggiare, e i regolamenti. Tanti cambiamenti che hanno spinto lo short track a crescere velocemente e chi è nello sport da tanto tempo, come me, ha dovuto adattarsi di conseguenza. Per mia fortuna, sono riuscita a adattarmi facilmente, nonostante passino gli anni anche per me, e c'è sempre gente giovane. Però una cosa che ho sempre cercato, grazie anche alle persone che mi sono a fianco, è di essere sempre quello step avanti, questo sicuramente ha aiutato.

OC: Lo short track mette a durissima prova i nervi. Come fai a riconciliarti con uno sport che spesso non ti permette nemmeno di applicare gli allenamenti, le strategie, perché basta una squalifica o una caduta per mandare in fumo preparazione e sacrifici?

AF: Non è facile, però sappiamo tutti sappiamo che è parte del gioco, perché le nostre regole sono abbastanza difficili ed è uno sport di velocità, di potenza. In pochi secondi succedono tantissime cose e anche per i giudici non è così semplice.

Io personalmente cerco sempre di essere più pulita durante le competizioni, in modo da evitare penalizzazioni o squalifiche, di mettermi nella posizione giusta al momento giusto per essere pronta e magari sfruttare gli errori degli altri. Però capita sicuramente che cada proprio l'atleta davanti a te e anche tu, di conseguenza. Mi è capitato il weekend scorso [a Nagoya], non c'è nulla da fare purtroppo, bisogna rialzarsi e pensare alla gara successiva - se c'è una gara successiva il giorno stesso o il giorno dopo. Altre volte bisognerà aspettare di più, e in quel caso si ha il tempo di ricaricarsi per bene.

OC: Se dovessi convincere una bambina a scegliere lo short track, cosa le diresti?

AF: Lo short track ha tante caratteristiche, tutte in uno: è uno sport di velocità, di esplosività, di resistenza, devi essere comunque intelligente, saper leggere e interpretare la gara, e lì entra in gioco la tattica. Ha tante componenti e bisogna essere bravi in tante cose, e credo che noi donne siamo brave a farlo. Sicuramente è una disciplina femminile, anche se tanti pensano che lo short track sia uno sport più da uomini o da maschi perché è un po’ fisico come disciplina, però ha tante altre qualità che noi donne abbiamo e sappiamo sfruttare bene.

OC: Cosa significa per te partecipare alla quinta Olimpiade?

AF: Sì, sicuramente sono tutte uniche nella loro storia e nella mia mente. Non so se ce n'è una che preferisco, sinceramente sono tutte state Olimpiadi fantastiche con begli episodi, ricordi bellissimi.

OC: Cominciamo! Torino 2006.

AF: Avevo ancora 15 anni, non ancora 16, quindi ero una ragazzina. Sinceramente ho realizzato dopo quello che era successo. Poi quando ero a Torino mi sono goduta proprio al massimo il villaggio Olimpico, ho cercato di parlare con altri atleti anche di altre nazioni anche se il mio inglese, allora, era inesistente! Però ero curiosa, avevo proprio voglia di godermi quel momento.

OC: Vancouver 2010.

AF: A Vancouver, già non ero più una ragazzina. Volevo la mia medaglia individuale. Il mio obiettivo era quello, ero molto concentrata su quello e quando è arrivata... ho questa immagine impressa: io che taglio il traguardo, faccio la curva e vedo mio fratello sugli spalti impazzito che sbandierava il tricolore. Per me è stato un momento incredibile perché con mio fratello fino a quel periodo siamo sempre stati cane e gatto, invece da lì in poi c'è stata la svolta, non era più odio-amore ma più amore. È stato sicuramente il momento più bello.

OC: Poi passiamo a Sochi 2014.

AF: A Sochi ero convinta che quella sarebbe stata la mia ultima Olimpiade. Ero pronta in tutto, volevo essere pronta per tutte le distanze. Il mio obiettivo era quello di entrare in tutte le finali, ma mi è mancata quella dei 1000 m, perché sono stata squalificata. Nonostante tutto, andare a casa con tre medaglie non era cosa facile, e poi ho concluso portando la bandiera tricolore nella Cerimonia di Chiusura. È stato un onore per me, perché mi era stato riconosciuto tutto il lavoro e tutto quello che era successo in quella in quella stagione e alle Olimpiadi.

Staffetta mista short track Italia
Foto di 2022 Getty Images

OC: E PyeongChang 2018?

AF: Pyeongchang non saprei neanche come descriverla, perché è stato tutto un crescendo. Non sapevo se sarei arrivata. L'estate precedente, parlando con il mio allenatore, Anthony, un giorno sono scoppiata a piangere - gli dicevo: “io ho paura di arrivare e di non essere competitiva”. Cominciavo ad avere un po’ più di anni rispetto alle altre atlete. Era la mia paura maggiore: dopo aver fatto Sochi e avendo portato a casa tre medaglie, fare meno sarebbe stato difficile, per me, da accettare. Ma quel giorno lui mi ha convinto che non sarebbe stata così, che dovevo fidarmi di lui, del suo programma di lavoro e... delle mie capacità. Poi siamo arrivati là, ed è successo quello che è successo.

OC: Non è andata affatto male.

AF: [ride] Esatto. No, sicuramente se avessi dovuto scrivere su un foglietto i risultati, non avrei scritto quello che è successo. È andata sicuramente più che bene, è stata un'Olimpiade piena di emozioni. Anche lì, al secondo o terzo giorno di gare ci sono stati 1500 metri: io ero in finale però quel giorno non c'ero proprio fisicamente, non mi ero alzata quella mattina, mi sentivo già stanca. Ero partita non battuta però sì due passi indietro rispetto agli altri giorni in cui mi sentivo proprio bene. Dopo quella giornata ho dovuto recuperare tutte le energie, e le abbiamo buttate dentro nella staffetta, nei 1000 metri. Sono arrivati l'argento, il bronzo e abbiam finito bene.

Arianna Fontana

OC: Per un’atleta professionista il fattore tempo è una variabile cruciale. Tu sei lombarda, sei stata testimonial della candidatura di Milano Cortina 2026 e i Giochi successivi a Beijing 2022 saranno in Italia. Cosa significherebbe questa tappa nella tua carriera, dove peraltro tutto è cominciato?

AF: E infatti è quello che mi stuzzica. Avendo fatto la prima Olimpiade a Torino e fare l'ultima in Italia… Non credo ci siano atleti che lo abbiano fatto, che ne abbiano avuto la possibilità, o se avranno mai la possibilità di fare una cosa del genere. È una cosa a cui sicuramente penso, non posso negarlo. Devono accadere un po’ di cose per farlo succedere, perché sicuramente fisicamente sto avendo le prove che si può fare, ma dovremmo vedere se ci saranno le condizioni giuste. Perché rimane il fatto che sono una che non partecipa solo per partecipare, quindi vedremo. Sicuramente è qui [indica la testa], in un angolino nascosto, però c'è.

SEGUI LE OLIMPIADI IN MODO UNICO.

Eventi sportivi in diretta gratis. Accesso illimitato alle serie. Novità e momenti salienti in esclusiva dalle Olimpiadi