Ambizione e "polvere di stelle": Sofia Goggia non teme la pressione Olimpica

Ansia da vittoria? Non parlatene alla donna da battere nella velocità alle Olimpiadi di Beijing 2022. Nonostante la stagione trionfale, in pieno svolgimento, Sofia Goggia è già con la testa a Pechino, con nel mirino una doppietta, discesa e super-g, che la farebbe entrare nel Gotha Olimpico. Ci riuscirà? In esclusiva a Olympics.com, la leader azzurra racconta il suo grande "sogno a cinque cerchi" , tra lavoro fisico e "interiore", con la passione per le poesie di Emily Dickinson.

di Michele Weiss
Foto di 2021 Getty Images

Alla vigilia del penultimo weekend di gare veloci prima delle Olimpiadi Invernali di Beijing 2022 – a Cortina questo weekend e a Garmisch (GER) il prossimo –, Olympics.com ha intervistato in esclusiva Sofia Goggia, dominatrice finora della stagione delle velociste con 3 vittorie in discesa in Coppa del Mondo (7 di seguito nell'anno solare) e 2 in super-g, che le valgono la leadership provvisoria in entrambe le classifiche di specialità.

Anche se è concentratissima per mettere al sicuro le due coppetta di specialità, Sofia non nasconde che un pensierino alla Sfera generale lo fa ancora, anche se senza i punti del gigante è un’impresa ai limiti dell'impossibile. Certo serve evitare spaventi e incidenti come quello recente di Zauchensee (AUT), dov'è rovinosamente scivolata durante la discesa di Coppa del Mondo del 15 gennaio, per fortuna senza lesioni.

A distanza di tre settimane dalla gare veloci Olimpiche (in programma l'11 e 15 febbraio), è normale che la testa della campionessa di PyeongChang 2018 sia già a Pechino, dove sogna – senza nascondersi – la magica doppietta “discesa-super-g”.

Difficilissimo, come sa bene la 29enne bergamasca, ma, considerando la stagione eccezionale – forse la migliore della carriera – e la sua nuova maturità agonistica, la più forte velocista azzurra di tutti i tempi sarà il nemico pubblico numero uno nel comprensorio sciistico di Yanquing.

“Non soffro la pressione, la uso per volare ancora di più e sogno due vittorie”.

Sofia racconta senza alcuna arroganza come si senta la donna da battere a Pechino. Sempre col massimo rispetto per le avversarie e per il suo sport, che vive con “devozione assoluta” e che la spinge a rimettersi in gioco ogni volta: perché “lo sci è consapevolezza e lavoro interiore, e c’è sempre da imparare su se stessi”.

Nel nome del filosofo Socrate e del popolo Olimpico italiano, che sogna con la sua fortissima alfiera, già emozionata al pensiero del tricolore in mano alla Cerimonia di Apertura del 4 febbraio.

Sofia Goggia dopo la vittoria nel super-g di Val d'Isere il 19 dicembre 2021.
Foto di 2021 Getty Images

Olympics.com: Ciao Sofia, eccoci alle ultime gare veloci prima delle Olimpiadi, a Cortina e Garmisch, dove hai subito l’ultimo infortunio prima dei Mondiali 2021, hai ricordi ed emozioni particolari?

Sofia Goggia: Entrambe sono “croce e delizia”, un po’ come la mia carriera. Prima di PyeongChang, a Garmisch ho fatto due secondi posti dietro Lindsey Vonn dopo un terribile volo proprio sull’Olimpica di Cortina la settimana precedente, ritrovando una centratura perfetta prima delle Olimpiadi… poi certo c’è stato l’infortunio, evitabile, dell’anno scorso, ma in fondo non penso che sia mia la pista la “colpevole”, dipende tutto da quello che sei tu in quel momento.

O: E a Zauchensee lo scorso weekend sei caduta interrompendo il filotto di vittorie, hai recuperato?

SG: Non sono stati giorni facili: lunedì ho fatto fatica a scendere dal letto... diciamo che è stata una progressione miracolosa quella che mi ha portato a tornare in pista subito. Ora sto bene ed essere qui è sempre un’emozione unica, adoro Cortina.

O: Hai vinto quasi sempre in stagione, in cosa puoi ancora migliorare?

SG: Vorrei riuscire a fare linee ancora più performanti, accorciando il raggio di curva per sviluppare più velocità, ma per riuscirci occorre massima concentrazione e anche una forza fisica notevole. Difficile ma non impossibile, ho ancora margine e posso migliorare nei salti e nella posizione. Comunque nello sci, come nel resto, per avere successo occorre impegnarsi al massimo e fare un grande lavoro che tocca ogni aspetto.

O: Quest’anno sembri aver trovato l’equilibrio perfetto, meno “goggiate” e più giudizio ma velocità impressionante: cos’è cambiato?

SG: Vado per i 30 e ormai non sono più una ragazzina: mi sento responsabile e avveduta e più tranquilla rispetto al passato: penso di aver raggiunto un buon livello di “solidità interiore” e questo si vede anche nella mia sciata.

O: Da PyeongChang a Pechino, cos’è cambiato nell’approccio all’evento Olimpico?

SG: È tutto diverso da 4 anni fa: allora erano le mie prime Olimpiadi e non avevo esperienza, mentre nel 2022 arrivo da campionessa in carica e con molta più tranquillità, anche se il sogno è sempre lo stesso: riuscire a vincere una medaglia, possibilmente d’oro. PyeongChang però è stata importante anche perché, nel super-g in cui ero in testa fino alla fine prima di uscire, avevo indovinato una sciata perfetta, appagante, mai provata prima, e solo per questo in discesa ho poi fatto l’impresa.

O: Cosa sai delle piste di Yanquing?

SG: Poco o nulla sul tracciato e sul tipo di neve, ma questo vale anche per le avversarie. È un’Olimpiade alla cieca, sarà un bel rebus da risolvere!

O: Punti solo sulla discesa o pensi di poter vincere anche il super-g?

SG: Centrare la doppietta sarebbe una cosa incredibile, quindi è chiaro che ci provo. Poi se dovessi vincere anche solo in super-g va bene lo stesso, anche se, potendo scegliere, bisserei l’oro in discesa, mi sembra che solo la tedesca Katja Seizinger ci sia riuscita prima, speriamo di farcela.

O: Da campionessa in carica e grande speranza dell’Italia, hai addosso tanta pressione, come fai per conviverci?

SG: Ripeto, arrivo con tranquillità e leggerezza. Non vivo le Olimpiadi ma anche la stagione di Coppa del Mondo con l’ansia di dover dimostrare cosa valgo. La pressione la batto cercando di divertirmi, di essere sempre me stessa nella mia sciata e di dare tutto quello che posso dare. E il fatto di aver già vinto è una spinta, non una zavorra: da bella, la mia esperienza Olimpica diventerebbe sensazionale. 

O: Tra infortuni e allenamenti, come vivi la relazione col tuo fisico?

SG: Odio e amore, gioia ma anche sofferenza per gli infortuni. Vedendo le masse muscolari delle mie gambe a volte fatico ad accettarmi. Però poi so che è grazie al mio fisico che sono diventata quello che sono oggi, e quindi lo accetto. Avrò tempo per coltivare in futuro la mia femminilità.

O: Negli anni hai avviato un lavoro interiore “innovativo” su te stessa, come sta procedendo?

SG: Prima ho fatto un percorso con una psicologa, che ringrazio molto, poi da due anni sono passata a lavorare con una psichiatra: è un upgrade che mi ha permesso di scoprire aspetti ancora sconosciuti della mia psiche, importanti per trovare l’equilibrio che sto vivendo oggi. Un atleta rende quando sta bene con se stessa, l’aspetto mentale è più che mai determinante.

O: Vincere cosa ti trasmette a livello di sensazioni?

SG: Autenticità, gratitudine e consapevolezza. E gioia nel riuscire a esprimere se stessi al 100%: la vittoria è la conseguenza della massima coesione dei tuoi tasselli interiori.

O: Lo sci invece che cos’è per te, vittorie a parte?

SG: Sciare è come parlare per me. È qualcosa a cui io sono devota. È pura espressione di quello che sono. Voglio essere brava per arrivare a toccare le corde del cuore, essendo sempre me stessa.

O: Sarai portabandiera alla Cerimonia di Apertura di Beijing 2022, e hai appena ricevuto il tricolore dalle mani del Presidente della Repubblica al Quirinale, sei apparsa molto emozionata e felice.

SG: Sì, rappresentare il mio Paese è sempre una cosa fantastica, amo l’Italia e spero di poterlo fare al meglio come portabandiera e come atleta in gara. Al Quirinale ho fatto un discorso improvvisato, ho parlato solo col cuore mettendo tutto il “mondo di Sofia”, le mie gioie e le mie sofferenze. Ho un grande rispetto e affetto per il presidente (uscente, Ndr) Mattarella, che, cosa non scontata, dopo l’ultimo infortunio mi ha chiamata per confortarmi: gliene sarò per sempre grata.

O: Hai già in mente il motto per Beijing 2022?

SG: Proviamo con “Evviva ciò che verrà” e “diventa ciò che sei”, vanno bene?

O: Il tuo “lato artistico” sta emergendo sempre di più, quant’è importante per te?

SG: Mi fa piacere essere considerata anche per queste cose, anche se non vorrei essere sopravvalutata. Amo Van Gogh, in casa ho una carta da parati coi suoi mandorli in fiore. Durante il lockdown sono riuscita a leggere molti libri, adoro i romanzi di Jane Austen e le poesie di Emily Dickinson ad esempio: leggendola trovo sempre me stessa. E poi ho imparato a suonare un po’ il piano: sono tutte cose che mi arricchiscono interiormente e che vorrei coltivare di più, cosa che farò in futuro.

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O: C’è qualche sogno importante che devi ancora realizzare?

SG: Trionfare alle Olimpiadi è il mio grande sogno da sempre. Poi, chiaro, anche la Coppa del Mondo generale un giorno mi piacerebbe vincerla anche se è difficile senza i punti del gigante. Ma il sogno nel cassetto è rivincere a Pechino nella stessa disciplina, dopo tutto quello che è successo in questi anni.

O: Facciamo un gioco: con quale di questi aforismi dell’Antichità ti senti più affine? “So di non sapere” (Socrate), “La via in su e la via in giù sono un'unica e medesima via” (Eraclito), “Si impara soffrendo” (Eschilo-tragedia greca)

SG: La mia storia dice che il terzo è quello che mi rispecchia di più, d’altro canto anche il motto di Socrate mi piace, perché c’è sempre da imparare nello sci come nella vita!

O: A Milano Cortina 2026 potresti definitivamente entrare nell’Olimpo dello sci: ti vedremo in azione sull’Olimpia delle Tofane, una delle tue piste preferite?

SG: Spero proprio di sì, il sogno è vincere a Pechino ma poter gareggiare e vincere in Italia, anche se è prestissimo pensarci ora, mi fa venire una voglia incredibile di provarci. La pista mi piace, ho già vinto e dunque speriamo di arrivarci bene!

O: Perché la tua amica Lindsey Vonn è ancora così considerata nel mondo dello sci?

SG: È un grande personaggio ma è anche autentica, è sempre stata generosa con tutte, un modello da seguire. Gli atleti che restano nella storia, come Alberto Tomba e Lindesy Vonn, sono quelli “veri”, che creano empatia col loro mondo. Tomba è stato fenomenale in questo. E anche la Vonn ha avuto un impatto e una caratura umana unici, una che ha “l’anima cosparsa di polvere di stelle”.

GUARDA QUI IL PROGRAMMA DI SCI ALPINO A PECHINO 2022.

Sofia Goggia sul podio della seconda discesa di Coppa del Mondo FIS a Lake Louise, 4 dicembre.
Foto di 2021 Getty Images

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